22 ottobre 2018

Letture ad alta voce. Racconti di Scrittori Triestini del Novecento: Claudio Magris.

Claudio Magris, germanista e crititco, nasce a Trieste nel 1939. Ha insegnato all'Università di Torino Letteratura tedesca e poi anche a Trieste.  La sua tesi di laurea (Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna), che si affaccia sulla cultura mitteleuropea, gli fa guadagnare uno spiccato successo e viene pubblicata nel 1963. Con Danubio è consacrato come uno dei massimi scrittori della letteratura italiana
 Microcosmi, premio Strega 1997, protagonista dell'apputamento del 26 ottobre, è una raccolta di microviaggi, in luoghi sempre più circoscritti, ma esseziali e colmi di dettagli e sfumature. 
Si apre con il primo capitolo dedicato al Caffè San Marco, posto caro allo scrittore per le giornate trascorse lì a scrivere. Magris definisce il Caffè un'arca di N0è, dove ogni persona trova il suo piccolo rifugio. 
Seduto al tavolo del San Marco, ha l'occasione di osserevare il mondo raccolto in quello spazio limitato che però rappresenta il cuore di Trieste. 
Il primo racconto, così come l'intera raccolta, segue questa linea: un ritorno alla memoria, che appare come un'epifania nell'incalzante presente. 

"Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la varietà. Vecchi capitani di lungo corso, studenti che preparano esami e studiano manovre amorose, scacchisti insensibili a ciò che succede loro intorno, turisti tedeschi incuriositi dalle piccole targhe dedicate a piccole e grandi glorie letterarie già assidue a quei tavoli, silenziosi lettori di giornali, combriccole festose inclini alla birra bavarese o al verduzzo, anziani grintosi che deprecano la nequizia dei tempi, saccenti contestatorigeni incompresi, qualche yuppie imbecille, tappi che saltano come salve d’onore, specie quando il dottor Bradaschia, già diffidato per vari millantati crediti -fra i quali pure il titolo di laurea- e interdetto dal tribunale, offre imperterrito da bere a chi gli sta intorno o gli passa davanti, dicendo al cameriere, in un tono che non ammette replica, di segnarglielo sul conto."

Vi inviatiamo a partecipare all'appuntamento del 26 ottobre 2018, alle ore 17:00 presso la Fondazione Carlo e Marise Bo. 

15 ottobre 2018

Letture ad alta voce. Racconti di Scrittori Triestini del Novecento: Fulvio Tomizza.

Fulvio Tomizza nasce a Materada in Istria nel 1935, terra protagonista delle sue opere.
Fin da giovane mostra un particolare talento per la scrittura, che diventerà il mezzo attraverso il quale dare voce al suo popolo e rendere palpabile il dolore degli esuli, sradicati dalle proprie radici. 
Grazie a lui il grande pubblico ha conosciuto la tragedia istriana del secondo dopoguerra. 
Nucleo dei suoi romanzi è la perdita di identità e la descrizione dei profughi attraverso una narrazione pulsante dal vero.
Tomizza esordisce con Materada nel 1960, seguono altri successi come  La ragazza di Petrovia, nel quale racconta la storia di Giustina, giovane fanciulla che vive il suo primo amore nell'ambiente drammatico dei profughi. 
Alle spalle di Trieste (1995) ci presenta Tomizza in veste di saggista che tenta di rendere partecipe il lettore degli avventimenti storici e culturali del suo popolo, della sua terra e di se stesso.
Lo scrittore muore nel 1999 a Trieste, oggi lo si può definire uno scrittore di frontiera il quale ha fatto della sua penna lo strumento necessario per raccontare la storia. 

Vi invitiamo a partecipare giovedì 18 ottobre alle ore 17:00 alla Lettura di cui è protagonista, inoltre potete trovare in Biblioteca  Alle spalle di Trieste e La ragazza di Petrovia

10 ottobre 2018

Letture ad alta voce. Racconti di autori triestini del Novecento: Boris Pahor.







«Scrivere e parlare di cose brutte del passato aiuta a scaricarle, oltre che a non dimenticare»





Boris Pahor, classe 1913, è stato testimone diretto delle discriminazioni nei confronti della sua minoranza, quella slovena.
Nato a Trieste, nel 1920, quando ha solo sette anni, assiste all'incendio della Casa della Cultura Slovena da parte dei fascisti. Un crimine che rimane scalfito nella propria memoria per tutta la vita e che racconta nella sue opere. 
Migliaia di Sloveni, insieme allo scrittore, vedono cancellare i simboli della propria storia e della propria cultura. 
Nel 1940, chiamato alle armi, viene mandato in Libia fino al 1941, negli stessi anni prende la maturità classica e si iscrive alla Facoltà di Lettere a Padova. 
Dopo il 1943 la destituzione di Mussolini lo costringe a diventare un clandestino, tuttavia viene scoperto da collaboristi sloveni e viene deportato in Germania. L'esperienza tragica del lager viene descritta in Nekropola, capolavoro della letteratura tradotto in venti lingue diverse. 
Piazza Oberdan, testo pubblicato nel 2010, ha l'obiettivo di dare luce a un pezzo di storia troppo spesso dimenticato. Pahor attraverso la sua opera vuole restituire dignità al popolo sloveno e ai giovani che hanno combattuto contro il regime. 
Scritto con la successione cronologica di un Diario, racchiude la memoria e la storia attraverso una rete incastonata di episodi passati e aneddoti. 

Oggi Boris Pahor è considerato uno dei più grandi scrittori del Novecento. 

Vi invitiamo a partecipare alla lettura a Palazzo Passionei, questo giovedì alle ore 17:00 che vedrà protagonista lo scrittore triestino. 




28 settembre 2018

In Memoria di Herman Melville







Oggi ricorre l'anniversario di morte di Herman Melville (New York, 1 agosto 1819, 28 settembre 1891), uno degli scrittori più importanti dell'Ottocento americano.
Nato a New York da una famiglia benestante, dal 1839 è costretto a prendere servizio su una nave baleniera, a causa di un tracollo finanziario del padre.
In Moby Dick, romanzo pubblicato per la prima volta nel 1851, riaffiorano le sue esperienze personali. 
L'opera evoca un clima che destabilizza quello ottocentesco, affacciandosi su una letteratura nuova che anticipa  il Novecento. La sua scrittura carica di mito e di un linguaggio mutuato dalla Bibbia e dai testi classici rendono Melville unico nel suo genere.  Egli si interroga sulle problematiche dell'uomo e sul suo rapporto con la Natura e i limiti della morale. 
La lotta tra Achab (comandante della nave Pequod) e la Balena rappresenta la lotta tra il Bene e il Male. 

Moby Dick è stato tradotto per la prima volta in Italia da Cesare Pavese nel 1930, pubblicato poi da Fassinelli nel 1932. Lo scrittore piemontese legge e interpreta Melville in maniera personalistica, non traduce vocabolo per vocabolo dall'inglese. Pavese, tuttavia, riesce a trasmettere il senso del romanzo.

A seguire un estratto dall'edizione del 1932 di Pavese, che abbiamo in Biblioteca (*Moby Dick o La balena / di Herman Melville ; versione integrale a cura di Cesare Pavese Torino : Frassinelli, 1932). 

 Finalmente, io mi metto sempre in mare come marinaio, per via del sano esercizio e dell’aria pura che si gode sul ponte di prora. Poiché, siccome in questo mondo i venti contrari prevalgono di gran lunga sui venti di poppa (e questo, se voi non offendete la massima pitagorica), così il più delle volte il commodoro sul cassero riceve di seconda mano l’aria dai marinai del castello. Egli crede di respirarla per primo, ma non è così.  In modo consimile le comunità guidano i loro capi in molte altre cose, nel tempo stesso che i capi nemmeno lo sospettano. Ma per quale ragione io, che avevo ripetutamente sentito l’odore del mare in qualità di marinaio mercantile, dovessi ora cacciarmi in testa di partire per un viaggio a balene, a questo l’invisibile questurino dei Fati, che è incaricato della mia costante sorveglianza e che segretamente mi tien dietro come un cane e in qualche modo inspiegabilmente mi trasmette i suoi influssi: a questo può rispondere lui meglio di chiunque altro.



Giorgia Baldassarre.

27 settembre 2018

Letture ad alta voce. Racconti di Scrittori Triestini del Novecento.




In occasione del ciclo Letture ad alta voce (Letturea cura di Ursula Vogt, vi presentiamo l'autore protagonista del prossimo appuntamento previsto per Giovedì 4 ottobre 2018: Pier Antonio Quarantotti Gambini. 
Nato a Pisino d'Istria nel 1910, rimane sempre legato alla terra d'origine. L'Istria che ci racconta è colma di storia, i suoi luoghi ritornano vividi nella sua narrativa.
Uomo d'azione e attivista si scontra con i personaggi inetti che rappresenta, i quali ricordano gli sveviani di Una vita e Senilità. 
Nella raccolta I nostri simili (Firenze, 1932) i protagonisti delle tre novelle che la compongono (I tre crocefissi, Il fante di spade, La casa del melograno) restano vittime di figure più forti e sono caratterizzati dall'incapacità di vivere. Mette in evidenza il tema della memoria, come indagine psicologica, il sentirsi inadeguati nei confronti della società e della vita pratica.  
Quarantotti Gambini gode della benevolenza di Saba e Montale, il quale recensisce l'opera positivamente, portando l'autore triestino al successo.
Nel 1948 vince il premio Bagutta con L'onda dell'incrociatore . 
Negli anni Cinquanta escono i romanzi Amor militare (poi Amore di Lupo)  Il cavallo Tripoli, che hanno per protagonista il ragazzo Paolo Brionesi alle prese con le prime esperienze sentimentali e sensuali, ambientati tra Trieste e Semedella. 
Nel 1958 esce La calda vita, ambientato nel 1939, durante l'invasione tedesca della Polonia. 
Negli anni successivi pubblica Sotto il cielo di Russia  (1963), I giochi di Norma  (1964).
Muore nel 1965 a Venezia per un attacco cardiaco. 

La fama di Quarantotti Gambini trova ad esaurirsi poco dopo la sua morte, tuttavia Mauro Covacich gli rende giustizia con la pubblicazione di Opere scelte (Bompiani, Milano) che raggruppa gran parte dei suoi scritti, tra cui anche l'epistolario con Umberto Saba. 


In Biblioteca è possibile trovare  la raccolta I nostri simili nella prima edizione del 1932, protagonista della Lettura di Giovedì.


















Giorgia Baldassarre. 














                                                                                                

25 maggio 2018

In memoria di: Philiph Roth (New York, 22 maggio 2018)

Philiph Roth è stato uno scrittore statunitense di origini ebree, nato a Newark il 19 marzo 1933. È conosciuto in particolare per il racconto lungo Goodbye, Columbus, poi unito ad altri 5 più brevi in volume (premiato con il National Book Award), ma è diventato famoso con Lamento di Portnoy, da alcuni considerato scandaloso. Da allora si è ritagliato un posto di grande interesse, e attesa a ogni titolo, con una produzione lunga e costante ed estimatori (ma anche periodici attacchi per il linguaggio considerato da alcuni troppo aperto e scurrile), che l'hanno proposto più volte per il Premio Nobel, premiandolo nel frattempo con molti altri riconoscimenti.
Nel corso delle sua lunga carriera Roth ha assunto molte sembianze letterarie: il celebre alter ego Nathan Zuckerman ad esempio, oppure David Kepesh, ma anche quel Philip Roth di Operazione Shylock che non era il vero Philip Roth, esplorando comunque sempre l’angoscia del singolo, sia in modo ironico che tragico, e cosa significhi essere un americano, un ebreo, uno scrittore, un uomo. Ha messo in primo piano con un linguaggio accessibile e mai criptico riflessioni profonde sull’identità, sulla paternità e sulla mortalità dell’uomo, immergendo il lettore in tour de force letterari sulle più recondite inquietudini della condizione umana, mantenendo in tutto questo una brillantezza di scrittura che l’ha portato ad essere tra gli autori più letti del ventesimo secolo.
La sua morte è stata improvvisa, dovuta ad un'insufficienza respiratoria, provocandone la morte a 85 anni.

Qui sotto riportati tutti i premi vinti dallo scrittore:


1960 National Book Award per Goodbye, Columbus
1986 National Book Critics Circle Award per The Counterlife
1991 National Book Critics Circle Award per Patrimony
1993 PEN/Faulkner Award per Operation Shylock
1995 National Book Award per Sabbath's Theater
1998 Premio Pulitzer per la narrativa per American Pastoral
1998 Ambassador Book Award of the English Speaking Union per I Married A Communist
1998 National Medal of Arts dalla Casa Bianca
2000 PEN/Faulkner Award per The Human Stain
2001 Gold Medal in Fiction dalla American Academy of Arts and Letters
2001 Premio Franz Kafka
2001 WH Smith Literary Award per The Human Stain
2002 National Book Foundation's Award for Distinguished Contribution to American Letters
2002 Prix Médicis per The Human Stain
2004 Sidewise Award for Alternate History per The Plot Against America
2005 WH Smith Literary Award per The Plot Against America
2006 PEN/Nabokov Award
2007 PEN/Faulkner Award per Everyman
2007 PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction
2011 Man Booker International Prize
2012 Premio Principe delle Asturie
2013 Legion d'onore della Repubblica francese

In biblioteca sono presenti vari scritti di Philiph Roth, tra cui "Esilio, diaspora, terra promessa" di Claudia Sondino con testi di Heine, Lessing, Zweig, Döblin e Roth stesso.

Ilaria Caiazzo

23 maggio 2018

In memoria di: Giovanni Falcone (Strage di Capaci, 23/05/1992)


Oggi, 23 maggio 2018, ricorrono i 26 anni dalla Strage di Capaci, dove morì il magistrato italiano impegnato nella lotta contro la mafia Giovanni Falcone.
Nella strage non venne risparmiata sua moglie Francesca Morvillo e i componenti della sua scorta:

  1. Antonio Montinaro
  2. Rocco Dicillo 
  3. Vito Schifani




Sotto in allegato l'ultima intervista del magistrato poco prima della sua violenta ed improvvisa morte.
Nel suo sfogo, afferma che "per essere credibile, bisogna essere ammazzati".


Ilaria Caiazzo