17 gennaio 2018

NOVECENTO - ALESSANDRO BARICCO

La leggenda del pianista sull'oceano - Giuseppe Tornatore

Novecento è un testo teatrale scritto sotto forma di monologo dallo scrittore contemporaneo Alessandro Baricco, pubblicato nel 1994.
Baricco lo scrisse perché fosse interpretato da Eugenio Allegri, sotto la regia di Gabriele Vacis, i quali l'estate dello stesso anno ne fecero uno spettacolo.
L'autore definisce il testo come "una via di mezzo tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce".

Il monologo narra la storia di un neonato, a cui verrà dato il nome Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che viene abbandonato sul transatlantico Virginian, su un pianoforte della prima classe.
A trovare il neonato è Danny Boodman, un marinaio di colore che decide di prendersi cura di Lemon, crescendolo sulla nave insieme a lui.
Danny però muore quando il bambino ha appena otto anni, in seguito ad una ferita riportata durante una burrasca.
Nei giorni successivi alla sua morte, sulla nave vi è un'ispezione della polizia; Lemon corre dunque il rischio di essere prelevato e portato via, ma scompare misteriosamente per qualche tempo.
Una volta ricomparso, comincia a suonare il pianoforte, proprio quello su cui era stato abbandonato otto anni prima.
Passa l'infanzia e l'adolescenza a suonare e ad ascoltare i racconti dei passeggeri che viaggiavano sulla nave.
All'età di 27 anni conosce un uomo che viene assunto come trombettista sul Virginian: è il narratore del monologo. 
Tra i due nasce una profonda e duratura amicizia, la quale non finirà nemmeno con l'abbandono della nave da parte del trombettista.

Novecento è la storia di un uomo estremamente intelligente e sensibile, che per questo però non riesce a vivere per davvero. 
Lemon infatti si realizza con la musica, ma vive esclusivamente attraverso i desideri e le passioni raccontategli dai passeggeri.
Conosce perfettamente il mare, ed è il migliore pianista che abbia mai messo piede su quella nave, ma del resto del mondo ha sentito solo parlare.

Un giorno però, dopo trentadue anni, Lemon si decide a scendere dalla nave. E' stanco di vedere il mare solo da lassù, lo vuole vedere dalla terra. Vuole diventare "uno normale", arrivare su una qualsiasi costa e ascoltarne il grido.
Ma proprio quando sta per scendere il terzo scalino si blocca, guarda indietro, e torna a fare ciò che meglio gli veniva: suonare il jazz.

Fu al terzo gradino che si fermò. Di colpo. "Che è?, ha pestato una merda?," disse Neil O'Connor, che era un irlandese che capiva mai un cazzo, però non c'era verso di togliergli il buon umore, mai. "Avrà dimenticato qualcosa," dissi io. "Cosa?" "E che ne so cosa..." "Forse s'è dimenticato perché sta scendendo." "Non dire fesserie." 
E intanto lui là, fermo, con un piede sul secondo gradino e uno sul terzo. Se ne rimase così per un tempo eterno. Guardava davanti a sé, sembrava che cercasse qualcosa. E alla fine fece una cosa strana. Si tolse il cappello, allungò la mano oltre il mancorrente della scaletta e lo lasciò cadere giù. Sembrava un uccello stanco, o una frittata blu, con le ali. Fece un paio di curve nell'aria e cadde in mare. Galleggiava. Evidentemente era un uccello, non una frittata. Quando rialzammo gli occhi verso la scaletta, vedemmo Novecento, nel suo cappotto cammello, nel mio cappotto cammello, che risaliva quei due gradini, con le spalle al mondo e uno strano sorriso in faccia. Due passi, e sparì dentro la nave. -

Greta Bertozzi





15 gennaio 2018

JACK KEROUAC E LA BEAT GENERATION

"Si può sempre andare oltre, oltre - non si finisce mai"
Considerato come uno dei maggiori e più influenti scrittori statunitensi del XX secolo, Jack Kerouac è conosciuto e idolatrato soprattutto da giovani lettori di tutto il mondo, che vedono rispecchiati nel suo più celebre romanzo On the Road i propri bisogni e sogni di libertà.


Jean Louis de Kerouac nasce il 12 marzo 1922 a Lowell, nel Massachusetts, da una famiglia franco canadese di origine bretone. 

Trascorre un'infanzia serena malgrado la prematura morte del fratello maggiore avvenuta quando egli aveva solo quattro anni.
A undici anni scrive il suo primo racconto, redige un diario e scrive articoli su temi pressoché sconosciuti ad un ragazzino di quell'età. E' in questo momento che si comincia ad intravedere la sua predisposizione a scrivere e inventare storie.

Al liceo si interessa soprattutto alle letture e alla poesia, ma ha talento anche nello sport. Questo gli consente di vincere una borsa di studio alla Columbia University a NY, dove però non concluderà gli studi. Malgrado le sue grandi capacità infatti, Kerouac è un ragazzo vivace, troppo anarchico e scapestrato per condurre una vita ordinaria. Lo scrittore vuole assaporare il mondo.

Lavora inizialmente come muratore e poi si arruola in marina, ma viene presto congedato per problemi psicologici. Decide quindi di trascorrere qualche anno da marinaio su un cargo mercantile. Anche questa avventura termina dopo poco tempo; Kerouac infatti, a seguito di una vicenda a sfondo omosessuale che termina in omicidio, viene arrestato per favoreggiamento.
Quando è ancora in prigione sposa Edie Parker, la quale paga la cauzione per lo scrittore, ma dopo pochi mesi di libertà la coppia si scioglie.

Lo scrittore comincia così a viaggiare come un vagabondo, facendo sempre nuove conoscenze e stringendo profonde amicizie come quelle con Allen Ginsberg e Neal Cassady.
Appassionato anche di musica, scrive qualche articolo di critica musicale soprattutto sul jazz.

Nel '47 decide di compiere la sua prima traversata degli Stati Uniti in autobus e autostop. Sempre più in cerca di nuove sensazioni e forti esperienze, Kerouac comincia quello stile di vita 'on the road', che ispirerà il suo più celebre romanzo. 

Durante un periodo sulla west coast conosce Gary Snyder, che lo conduce verso un duraturo interesse per il buddhismo, descritto dallo scrittore ne I Barboni del Dharma. Questo libro dà inizio alla cosiddetta 'rivoluzione dello zaino', la filosofia di vita di quei giovani che vivono con poco sia in città che in mezzo alla natura, e che rifiutano i sistemi filosofici occidentali privilegiando il pensiero buddhista. 

E' nel 1951 che scrive il suo capolavoro On the Road, espressione di un particolare stile di vita e modo di concepire l'esistenza, e per questo inizialmente rifiutato dalle case editrici in quanto considerato troppo sperimentale. 
Kerouac continua a viaggiare e scrivere romanzi e poesie. 

Nel 1956 grazie ad articoli pubblicati sulle maggiori testate, l'America si accorge dell'esistenza della beat generation, e l'anno successivo On the Road viene finalmente pubblicato, diventando un vero e proprio best seller.

Il 21 ottobre 1969 lo scrittore muore a soli quarantasette anni a causa di una cirrosi epatica dopo anni di dipendenza dall'alcol. 

ON THE ROAD: MANIFESTO DELLA BEAT GENERATION

Movimento giovanile nato nel secondo dopoguerra negli Stati Uniti, la beat generation trova una propria espressione non solo nel campo della letteratura e della poesia, ma anche dell'arte. 
Il movimento nasce dall'incontro di giovani studenti della Columbia University quali Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Lucien Carr, che si opponevano alla vecchia tradizione idealistica e letteraria professata dai propri insegnanti e volevano offrire alle persone un nuovo modo di pensare e di concepire la vita.

La beat generation si basa sul rifiuto di norme imposte, la contestazione dello stile di vita borghese e del capitalismo, la sperimentazione delle droghe, una sessualità alternativa, un interesse per la religione orientale, un rifiuto del materialismo e la rappresentazione esplicita e cruda della condizione umana. 

I poeti e gli scrittori beat inseguono la libertà e si oppongono alla società, opprimente nei costumi e nelle imposizioni. Grandi sognatori e seguaci della strada, scappano andando in cerca di un innovativo stile di vita.

Proprio dalla beat generation sarebbero partiti l'opposizione alla guerra del Vietnam e il movimento degli Hippy di Berkeley e Woodstock.

L'opera manifesto del movimento è proprio Sulla Strada di Jack Kerouac, dove lo scrittore descrive sotto forma di cronaca romanzata i viaggi per gli Stati Uniti tra il 1947 e il 1950 insieme all'amico Neal Cassady. On the road è una lucida testimonianza delle speranze e delle illusioni di una generazione intera che rifiuta di conformarsi alla società.

Greta Bertozzi

12 gennaio 2018

ACCADDE OGGI

"La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi"

Muore nella propria casa di campagna a Wallingford la scrittrice e drammaturga Agatha Christie. 
Considerata una delle scrittrici più influenti del ventesimo secolo, si dedicò soprattutto ai romanzi gialli caratterizzati da un'atmosfera intrigante e personaggi mai privi di spessore e caratterizzazione. 

Scrisse anche numerosi racconti, opere teatrali e alcuni romanzi rosa con lo pseudonimo di Mary Westmacott.

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Agatha Mary Clarissa Miller nasce nel 1890 a Torquay, una cittadina sul mare in Inghilterra. 
Cresce in una famiglia borghese costituita da madre britannica e padre americano, che scompare quando Agatha ha solo dieci anni. La madre e la nonna si occuperanno quindi di lei, compresa della propria educazione scolastica; la scrittrice infatti non andò mai a scuola.

Nel 1906 si appassiona alla musica e va a Parigi per studiare canto, ma non essendo soddisfatta dei propri studi torna in Inghilterra.
Durante la prima guerra mondiale lavora presso l'ospedale di Torquay dove impara molto su veleni e medicinali. Questa conoscenza, insieme alla lettura di libri lasciati dai degenti in ospedale, le danno l'ispirazione per scrivere il primo romanzo giallo The Poirot a Styles Court. 

Nel 1914 sposa il colonnello Archibald Christie con il quale avrà una figlia cinque anni dopo.
Il primo vero successo arriva nel 1926 con Dalle Nove alle Dieci, ma dopo la morte della madre e l'abbandono da parte del marito, Agatha scompare e verrà ritrovata ad Harrogate sotto l'effetto di un'amnesia. Dopo qualche anno di depressione, un viaggio in treno a Bagdad le ispira Assassinio sull'Orient Express e la fa innamorare del futuro marito Max Mallowan. 

Divenuta ormai scrittrice di grande successo, la regina Mary le chiede come regalo di compleanno la composizione di una commedia; pubblica dunque il racconto Tre topolini Ciechi, apprezzato moltissimo dalla regina e da tutto il pubblico. 
Nel 1971 le viene assegnata la massima onorificenza concessa dalla Gran Bretagna ad una donna: il D.B.E. (Dama dell'Impero Britannico).

A tutt'oggi Agatha Christie è uno degli autori più venduti in tutto il mondo. 


ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS

Pubblicato prima a puntate e poi raccolto in un unico libro, è uno tra i più famosi romanzi gialli della Christie. 
Il protagonista, Hercule Poirot, un gendarme belga in pensione, è considerato uno dei più grandi detective della letteratura poliziesca mondiale. La scrittrice si è probabilmente ispirata ai personaggi Sherlock Holmes e Auguste Dupin, rispettivamente di Conan Doyle e Allan Poe.
L'amatissimo personaggio compare in innumerevoli romanzi che vanno dal 1920 al 1975, anno in cui Agatha Christie racconta la sua ultima avventura come investigatore in Sipario-l'ultima avventura di Poirot. 
Una serie televisiva di successo e due adattamenti cinematografici della storia sono stati realizzati a distanza di più di quarant'anni l'uno dall'altro.


CURIOSITA' SULLA SCRITTRICE

-Fino all'età di 8 anni sua madre non voleva che lei imparasse a leggere.

-Poirot a Styles Court è stato scritto per una scommessa con la sorella Madge.

-Hercule Poirot è ispirato ad una persona realmente esistente: un belga dalla camminata stramba e dai lunghi baffi che la Christie vide scendere da un pullman nei primi anni '10.

-Una delle sue passioni oltre alla scrittura era il surf. Si recò infatti in Sud Africa e ad Honolulu in cerca di onde giganti.

-Nel 1926 scomparve per 10 giorni. Scattò l'allarme nel paese e fu rintracciata da un investigatore privato mentre si trovava in una SPA per recuperare le energie. 

-Un'altra grande passione era l'archeologia, che la portò a fare sopralluoghi in Siria e in Iraq.

-La casa dove la scrittrice passò gran parte della sua vita è attualmente disabitata, ma è possibile affittarla per circa 500 euro a notte.


Greta Bertozzi

12 dicembre 2017

ACCADDE OGGI

196° Anniversario della nascita di 
GUSTAVE FLAUBERT



Gustave Flaubert nacque a Rouen il 12 dicembre 1821 e fu uno scrittore francese. 
È considerato l'iniziatore del naturalismo nella letteratura francese ed è conosciuto soprattutto per il romanzo "Madame Bovary" e per l'accusa di immoralità che questa opera gli procurò.
Tra le altre sue opere più importanti vengono ricordate:"L'educazione sentimentale" e "Salammbô".

Figlio di veterinari, frequentò il "College Royal" di Rouen, ma con scarsi risultati. Nonostante questo, si interessò sin da subito alle opere di storici, classici e contemporanei della letteratura francese come Michelet, Brantôme, Hugo, Dumas, Beaumarchais, Voltaire, Rabelais, Montaigne, Balzac e inglese come Shakespeare e Byron.
Nel 1839 venne espulso dal collegio per insolenza, e finì l'ultimo anno di liceo preparandosi da privatista. Fu promosso al baccalaureato nell'agosto del 1840.
Nel 1841 si iscrisse alla facoltà di diritto di Parigi, ma a causa del del manifestarsi di una forma di epilessia, dovette abbandonare gli studi universitari dedicandosi esclusivamente alla letteratura, in particolare a "L'educazione sentimentale"che pubblicò nel 1845. L'opera dà un'approfondita descrizione della società francese di quegli anni.
Nel 1849, intraprese un viaggio verso Oriente arrivando in Egitto, navigando sul Nilo e poi visitando Gerusalemme, Damasco, Tripoli, Beirut, Costantinopoli, Atene e il Peloponneso.
Tornato dal viaggio, Flaubert riprese in mano il suo capolavoro, "Madame Bovary"; frutto di un lungo lavoro dal 1837 al 1856: l'opera rappresenta l'insoddisfazione della giovane moglie di un medico di provincia che sogna una vita diversa, affascinante e capace di appagarla sul piano dei sentimenti; la sua meta sognata è Parigi, mentre il disgusto per il marito goffo, rozzo e dagli argomenti poco interessanti, la uccide interiormente.

Gustave Flaubert, Madame Bovary,
Lévy, Paris, 1857

Tutta la casa si riorganizzò attorno al suo lavoro, la madre, la domestica, il cameriere, la nipote rispettarono i suoi riposi e gli eccessi: Gustave scriveva fino a tardi, tornava sulle stesse frasi molte volte, recitava ad alta voce facendosi ossessionare interamente dal libro.
Successivamente si dedicò a "Salammbô", romanzo ambientato nell'antica Cartagine, che però non portò allo stesso successo di "Madame Bovary".
Ormai famoso iniziò a frequentare il mondo aristocratico.
Da qui in avanti dovette affrontare un periodo molto difficile segnato dal lutto della madre nel 1872 e dai problemi economici, che lo costrinsero ad abitare in un piccolo appartamento del Faubourg Saint-Honoré.
L' 8 maggio del 1880, dopo aver fatto un bagno caldo, con le valigie pronte per tornare a Parigi, morì, probabilmente per un'emorragia cerebrale.
Venne sepolto a Rouen in presenza di pochi amici.




Opere:

  1. Un cuore semplice
  2. La leggenda di san Giuliano Ospitaliere
  3. Erodiade;
  • Bouvard et Pécuchet (incompiuto e pubblicato postumo nel 1881);
  • Dizionario delle idee correnti;
  • Catalogo delle idee chic.

Antonio Sebastiani

5 dicembre 2017


I PARADISI ARTIFICIALI
Charles Baudelaire (1850-1860)


"I Paradisi artificiali" ("Les Paradis artificiels") è il titolo di un saggio sugli effetti delle droghe di Charles Baudelaire che descrive le sensazioni provate dopo l'assunzione di sostanze stupefacenti quali oppio. hashish e vino.
L'opera è composta da tre sezioni:

  • "Del vino e dell'hashish raffrontati come modi di moltiplicazione dell'individualità" (Du vin et du Haschisch comparés comme moyens de multiplication de l'individualité);
  • "Il poema dell'hashish" (Le poème du haschisch);
  • "Un mangiatore d'oppio" (Un mangeur d'opium).
Baudelaire riflette sul rapporto emotivo tra lo stato di eccitazione provocato dalla droga e l'ispirazione poetica, accorgendosi che le droghe possono solo copiare l'arte, mostrando i paradisi illusori che sono in grado di creare.
L'autore analizza gli effetti che le droghe apportano all'essere umano: è uno psicologo che analizza la psiche, le sensazioni e le percezioni, uno sperimentatore e acuto osservatore degli altri.
Baudelaire non descrive semplicemente la droga di cui faceva uso, ma mostra lo stato di degradazione e impotenza in cui lo portava.
L'autore non è stato sicuramente né il primo né l'ultimo a scrivere sulla droga, tuttavia riesce a farlo nel miglior modo possibile in quanto la sua opera è carica di emozioni e sensazioni, profondi giudizi filosofici scaturiti dalla sua personale esperienza.

La prima parte del saggio "Del vino e dell'hashish", decanta le gioie e i dolori del vino, mette a confronto i diversi "paradisi".
Il vino è sangue che pulsa nelle vene, rinvigorisce la volontà, rende forti; ha una sua "personalità", è amico e nemico dell'uomo, lotta con lui. Gli effetti del vino si legano con la personalità del bevitore, il vino scorre nelle profondità dell'anima, dà luce e fa emergere le ombre.
Esclusivamente all'hashish è dedicata invece la seconda parte del saggio, "Il poema dell'hashish".
A differenza della prima parte, il linguaggio è più freddo, oggettivo e tecnico poiché l'hashish è poco conosciuta rispetto al vino, quindi l'intento principale è quello di informare i lettori.
L'hashish, al contrario del vino, inibisce la volontà, la capacità di muoversi, ma apre a delle esperienze percettive, sensoriali, assolutamente originali: le pupille si dilatano e i colori diventano sempre più nitidi, accesi. Una sensazione di freddo invade tutto il corpo, la soggettività si annulla fino a raggiungere uno stato di assoluta pace, felicità, che Baudelaire chiama dell'"Uomo-Dio".

La terza e ultima parte del saggio, è il commento dell'opera di Thomas de Quincey, "Confessioni di un mangiatore d'oppio": vengono descritti il bisogno di assumere la sostanza, fino alle torture della dipendenza, gli stati paranoici, gli incubi provocati dall'abuso di droga, il senso di impotenza nel non riuscire a liberarsi da queste catene; i tentativi di uscirne, la sofferenza, e infine la liberazione definitiva dal vizio.

Baudelaire condanna l'uso di hashish ed oppio, moralmente ed esteticamente in quanto non agevolano in nessun modo la produzione artistica, anzi l'esatto contrario, scagliandosi contro coloro che ritengono che attraverso l'uso di droga, si possa potenziare artificialmente l'estro artistico.
La condanna dell'uso di droga diventa elogio dell'arte, un'esaltazione della sua grandezza: l'arte è il paradiso naturale, è il sublime che rende liberi, la droga è l'illusione del sublime, dietro la quale si nasconde il volto delle tenebre.
In questo saggio Baudelaire esorta a cercare l'infinito nell'arte, nella cultura, che è ciò che rende davvero liberi e che eleva l'anima umana: la droga, ha il vantaggio di darci tutto questo immediatamente, ma è un'illusione.


Antonio Sebastiani

28 novembre 2017

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110° Anniversario della nascita di
Alberto Moravia


Alberto Pincherle (il cognome Moravia con il quale sarà conosciuto è il cognome della nonna paterna) nacque a Roma il 28 novembre 1907, in Via Sgambati, nei pressi di via Pinciana. Nel 1916 si ammalò di una tubercolosi ossea che lo costringerà, con un alternarsi di miglioramenti e ricadute, a frequentare in modo irregolare la scuola ed è costretto dalla malattia a trascorrere la maggior parte di questi anni a casa, a Roma.
Non potendo condurre la vita come i ragazzi della sua età, si dedicò con impegno e passione alla lettura e alla composizione di versi in francese (che imparò velocemente) e in italiano.
Nel 1925, durante la convalescenza, iniziò a scrivere il romanzo "Gli Indifferenti" e due anni dopo collaborò alla rivista Novecento dove pubblicò i suoi primi racconti tra i quali la "Cortigiana stanca", che uscì in francese ("Lassitude de courtisane"), il "Delitto al circolo del tennis", "il ladro curioso" e "Apparizione".

Alberto Moravia, Gli Indifferenti,
Edizioni Alpes, Milano, 1929
Il romanzo "Gli indifferenti" narra la storia di una famiglia i cui componenti, legati da una vicenda di corruzione e di viltà, sono fondamentalmente dei vinti, vinti dalla loro apatia, dalla assenza totale di orgoglio e dignità morale.
Ottenne subito da parte della critica buoni consensi e venne considerato uno degli esperimenti più interessanti di narrativa italiana di quel tempo: la decadenza e lo sfacelo della borghesia italiana, durante il regime fascista, vengono rappresentati senza un intenzionale presupposto di critica, ma di fatto il romanzo in questione fu il primo di matrice esistenzialista, che partecipò al nascente clima esistenzialista europeo.
Le ambizioni sbagliate, un misto di giallo-poliziesco avrà meno fortuna, anche a causa dell'ostracismo operato dal Fascismo.
Il romanzo narra le vicende di un giornalista che si fidanza e sposa la figlia di un uomo molto ricco. Il protagonista sceglie un matrimonio di convenienza e viene visto come un meschino arrampicatore sociale dalle persone che gli stanno attorno.
Nel 1933 collaborò alla rivista "Oggi"e alla "Gazzetta del Popolo". Dopo un soggiorno di due anni a Londra, un viaggio negli Stati Uniti e uno in Messico, Alberto Moravia tornò in Italia e scrisse i racconti de "L'imbroglio" pubblicato nel 1937. In questo stesso anno viaggiò in Cina in qualità di inviato dove scrisse numerosi articoli per la "Gazzetta del Popolo".
Ritornato a Roma iniziò a lavorare a delle sceneggiature cinematografiche.
Nel 1941 si sposò in chiesa con la scrittrice Elsa Morante, con la quale si separò nel 1962.
Lo stesso anno del matrimonio scrisse "La mascherata"che viene sequestrato: gli venne proibito di scrivere sui giornali col suo nome e dunque dovette utilizzare vari pseudonimi per firmarsi.
Negli anni della guerra uscirono le raccolte di racconti "L'amante infelice", "L'epidemia" e il breve romanzo "Agostino".
Nel periodo seguente la caduta del regime fascista, collaborò al "Popolo di Roma" di e dopo l'8 settembre 1943, quando venne a sapere che il suo nome era sulla lista stilata dai nazisti delle persone da arrestare, Alberto Moravia fuggì da Roma con Elsa Morante. I due trovarono rifugio a Sant'Agata di Fondi sulle montagne fino a quando vennero liberati dall'avanzata dell'esercito alleato.
Alberto Moravia, La Noia,
Bompiani, Milano, 1960
Nel 1944 uscì a Roma "La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo".
Tra il 1945 e il 1951, per guadagnarsi da vivere, Moravia scrisse articoli, collaborò a riviste e programmi radiofonici continuando a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Uscirono: "Due cortigiane", "La romana", "La disubbidienza", "L'amore coniugale e altri racconti" e "Il conformista".
Nel 1955 pubblicò su "Botteghe Oscure" la tragedia "Beatrice Cenci"e conobbe Pier Paolo Pasolini.
Nel 1957 pubblicò il romanzo"La ciociara" scritto in due epoche diverse: le prime pagine nel 1944 sospinto dal nuovo incontro con il popolo, liberato dei falsi obiettivi del regime, mentre la parte centrale dell'opera la sviluppò tredici anni dopo, in un momento di crisi della sua narrativa.
La ciociara è un' opera alta e pietosa, nella quale, attraverso la maturazione del personaggio di Cesira, lo scrittore descrive tutta la confusa e disperata realtà italiana di quel periodo della Seconda Guerra mondiale.
Nel 1960 con il romanzo "La noia" gli verrà assegnato il premio Viareggio.
Nel 1967 fu eletto presidente della XXVIII Mostra del Cinema di Venezia e inviato speciale del "Corriere della Sera" dal 1975 al 1981.
Nel 1984 Alberto Moravia si presentò per le elezioni europee come indipendente nelle liste del PCI diventando deputato al Parlamento Europeo. In questo periodo uscirono: "L'uomo che guarda", "L'angelo dell'informazione e altri scritti teatrali", "L'inverno nucleare", "Passeggiate africane", "Il viaggio a Roma" e "La villa del venerdì".
Il 26 settembre 1990 Alberto Moravia morì nella sua casa di Roma.


Antonio Sebastiani

27 novembre 2017

Letture ad alta voce: ottavo appuntamento

Fondazione Carlo e Marise Bo
in collaborazione con
Assessorato alla cultura e Comune di Urbino

presentano:

"Letture ad alta voce"
Scrittori in esilio

Venerdì, 1 dicembre, ore 17 presso Palazzo Passionei, Via Valerio 9, Urbino
Lettura: Centro Teatrale Universitario Cesare Questa


Cesare Musatti
"Considerazioni psicologiche sul comportamento degli ebrei italiani di fronte alla persecuzione razziale" (1982)
Giorgio Voghera
"Carcere a Giaffa", I capitolo (1985)


Cesare Musatti
Cesare Musatti nacque in località Casello 12 a Dolo, sulla riviera del Brenta.
Frequentò il liceo Foscarini di Venezia, poi si iscrisse prima alla facoltà di Matematica dell'Università di Padova e dopo alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Dopo un periodo di servizio di leva, tornò a Padova dove completò gli studi di filosofia, laureandosi nel 1922.
Nel 1928 divenne direttore del Laboratorio di Psicologia dell'Università di Padova portando in Italia la Psicologia della Forma. In Italia diffuse anche la psicologia della Gestalt, diventando il primo studioso italiano di psicoanalisi.
A causa della limitazione da parte delle leggi razziali alla Società psicoanalitica italiana, Musatti fu allontanato dall'insegnamento universitario.
Nel 1940 fu nominato professore di Filosofia al Liceo Parini di Milano.
Nel 1943 si ritrovò con altri vecchi socialisti con l'intento di creare un partito erede del Partito Socialista Italiano e di allacciare rapporti con il Partito Comunista Italiano.
Nel 1947 ottenne all'Università Statale di Milano la prima cattedra di Psicologia costituita nel dopoguerra in Italia, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dove vi insegnò per venti anni. 
A Milano ebbe il periodo più florido della sua ricerca scientifica: Musatti fu il leader del movimento psicoanalitico italiano del primo dopoguerra. A quel periodo risale il suo “Trattato di Psicoanalisi”, pubblicato nel 1949. 
Nel 1955 divenne direttore della “Rivista di Psicoanalisi” e nel 1963 presidente del Centro Milanese di Psicoanalisi. Nel 1976 venne nominato curatore della edizione italiana delle "Opere di Sigmund Freud".
Cesare Musatti era ateo, come dichiarò in più occasioni e quando morì a Milano il 21 marzo 1989 fu cremato: le sue ceneri sono nel cimitero di Brinzio.

Musatti si sofferma su un aspetto importante della psicoanalisi: non solo Freud, ma anche molti dei suoi primi seguaci erano di origine ebraica. Si possono dunque percorrere due strade interpretative: o si istituiscono analogie tra la teoria freudiana e ciò che nel pensiero ebraico può avere anticipato; o vedere se e come l'ambiente culturale degli ebrei assimilati mitteleuropei nel quale Freud operò, abbia influenzato le sue ricerche.
Freud, laico e razionalista, si sentì legato per tutta la vita alla storia del suo popolo, spostando l'attenzione dell'analisi della sfera individuale all'analisi di quella collettiva. Da questo punto di vista, Freud tenta di illuminare quelle zone della psiche che se lasciate nell'oscurità, rischiano di ostacolare il cammino verso un mondo pieno di alterità.

Opere:


  • 1926: "Analisi del concetto di realtà empirica";
  • 1931: "Forma e assimilazione";
  • 1931: "Elementi di psicologia della testimonianza";
  • 1937: "Forma e movimento"
  • 1938: "Gli elementi della psicologia della forma";
  • 1949: "Trattato di psicoanalisi";
  • 1961: "Super io individuale e Super io collettivo";
  • 1964: "Condizioni dell'esperienza e fondazione della psicologia, Editrice Universitaria, Firenze
  • 1967: "Riflessioni sul pensiero psicoanalitico e incursioni nel mondo delle immagini, Paolo Boringhieri, Torino
  • 1974: "Svevo e la psicoanalisi";
  • 1975: "I rapporti personali Freud-Jung attraverso il carteggio";
  • 1977: "Commemorazione accademica";
  • 1979: "Il pronipote di Giulio Cesare";
  • 1981: "A ciascuno la sua morte";
  • 1982: "Hanno cancellato Livorno";
  • 1982: "Mia sorella gemella la psicoanalisi";
  • 1983: "Una famiglia diversa ed un analista di campagna";
  • 1983: "Questa notte ho fatto un sogno";
  • 1987: "Chi ha paura del lupo cattivo?";
  • 1988: "Psicoanalisti e pazienti a teatro";
  • 1989: "Leggere Freud";
  • 1991: "Curar nevrotici con la propria autoanalisi".

Giorgio Voghera


Giorgio Voghera nacque a Trieste il 19 agosto 1908 e fu uno scrittore italiano: romanziere e saggista, nella Trieste degli ultimi decenni del Novecento.
Di origine ebraica, fu costretto ad abbandonare la propria città nel 1939 a seguito delle leggi razziali emanate dal governo fascista. Emigrato in Palestina dopo un periodo di internamento a Giaffa, andò a vivere in un kibbutz (forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele), rientrando in Italia nel 1948. 
Legò con Umberto Saba e trascorse gli ultimi anni della sua vita in una casa di riposo fondata e gestita dalla comunità ebraica di Trieste. Morì l'11 novembre 1999.
Fra le molteplici collaborazioni citiamo: Radio Trieste e TV 3, giornali e riviste tra cui "Il Piccolo", "Il Piccolo Illustrato", "Umana", "Trieste", "L'Osservatore politico-letterario". "Pietre", "Il Ponte"

Opere:
  • 1959: "Come far carriera nelle grandi amministrazioni";
  • 1961: "Il segreto";
  • 1967: "Quaderno d'Israele";
  • 1974: "Il Direttore Generale";
  • 1980: "Gli anni della psicoanalisi";
  • 1983: "Nostra Signora Morte";
  • 1985: "Carcere a Giaffa";
  • 1989: "Gli anni di Trieste";