25 maggio 2018

In memoria di: Philiph Roth (New York, 22 maggio 2018)

Philiph Roth è stato uno scrittore statunitense di origini ebree, nato a Newark il 19 marzo 1933. È conosciuto in particolare per il racconto lungo Goodbye, Columbus, poi unito ad altri 5 più brevi in volume (premiato con il National Book Award), ma è diventato famoso con Lamento di Portnoy, da alcuni considerato scandaloso. Da allora si è ritagliato un posto di grande interesse, e attesa a ogni titolo, con una produzione lunga e costante ed estimatori (ma anche periodici attacchi per il linguaggio considerato da alcuni troppo aperto e scurrile), che l'hanno proposto più volte per il Premio Nobel, premiandolo nel frattempo con molti altri riconoscimenti.
Nel corso delle sua lunga carriera Roth ha assunto molte sembianze letterarie: il celebre alter ego Nathan Zuckerman ad esempio, oppure David Kepesh, ma anche quel Philip Roth di Operazione Shylock che non era il vero Philip Roth, esplorando comunque sempre l’angoscia del singolo, sia in modo ironico che tragico, e cosa significhi essere un americano, un ebreo, uno scrittore, un uomo. Ha messo in primo piano con un linguaggio accessibile e mai criptico riflessioni profonde sull’identità, sulla paternità e sulla mortalità dell’uomo, immergendo il lettore in tour de force letterari sulle più recondite inquietudini della condizione umana, mantenendo in tutto questo una brillantezza di scrittura che l’ha portato ad essere tra gli autori più letti del ventesimo secolo.
La sua morte è stata improvvisa, dovuta ad un'insufficienza respiratoria, provocandone la morte a 85 anni.

Qui sotto riportati tutti i premi vinti dallo scrittore:


1960 National Book Award per Goodbye, Columbus
1986 National Book Critics Circle Award per The Counterlife
1991 National Book Critics Circle Award per Patrimony
1993 PEN/Faulkner Award per Operation Shylock
1995 National Book Award per Sabbath's Theater
1998 Premio Pulitzer per la narrativa per American Pastoral
1998 Ambassador Book Award of the English Speaking Union per I Married A Communist
1998 National Medal of Arts dalla Casa Bianca
2000 PEN/Faulkner Award per The Human Stain
2001 Gold Medal in Fiction dalla American Academy of Arts and Letters
2001 Premio Franz Kafka
2001 WH Smith Literary Award per The Human Stain
2002 National Book Foundation's Award for Distinguished Contribution to American Letters
2002 Prix Médicis per The Human Stain
2004 Sidewise Award for Alternate History per The Plot Against America
2005 WH Smith Literary Award per The Plot Against America
2006 PEN/Nabokov Award
2007 PEN/Faulkner Award per Everyman
2007 PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction
2011 Man Booker International Prize
2012 Premio Principe delle Asturie
2013 Legion d'onore della Repubblica francese

In biblioteca sono presenti vari scritti di Philiph Roth, tra cui "Esilio, diaspora, terra promessa" di Claudia Sondino con testi di Heine, Lessing, Zweig, Döblin e Roth stesso.

Ilaria Caiazzo

23 maggio 2018

In memoria di: Giovanni Falcone (Strage di Capaci, 23/05/1992)


Oggi, 23 maggio 2018, ricorrono i 26 anni dalla Strage di Capaci, dove morì il magistrato italiano impegnato nella lotta contro la mafia Giovanni Falcone.
Nella strage non venne risparmiata sua moglie Francesca Morvillo e i componenti della sua scorta:

  1. Antonio Montinaro
  2. Rocco Dicillo 
  3. Vito Schifani




Sotto in allegato l'ultima intervista del magistrato poco prima della sua violenta ed improvvisa morte.
Nel suo sfogo, afferma che "per essere credibile, bisogna essere ammazzati".


Ilaria Caiazzo

21 maggio 2018

Quando la letteratura incontra la televisione: gli adattamenti televisivi

Negli ultimi 5 anni, sono saltate agl'occhi del mondo giovanile (e non) le serie tv. Esse non sono altro che telefilm classici con diverse puntate, che possono andare dai 30 minuti all'ora e mezza, e che raccontano nei dettagli una storia.
Spesso, la storia è inventata di sana pianta dagli sceneggiatori, ma una buona fetta di queste ultime è basata su libri o racconti già esistenti, pubblicate in anni precedenti, che magari on hanno avuto il successo sperato e che con la trasposizione televisiva ritrovano popolarità e considerazione.

Già negli anni '70 si hanno esempi di telefilm basati su storie della letteratura. Basti pensare a "La casa nella prateria", serie tv andata in onda in Italia dal 1974 al 1983, basata interamente sulla biografia in serie di Laura Ingals Wilder del 1935 "Little House".


La serie mantiene come protagonista la piccola Laura Ingals, e segue la sua crescita insieme alle sorelle Mary, Laura e Carolyn. L'attenzione è puntata anche sui due genitori, Charles e Caroline Ingals.
La famiglia vive nella contea di Pepin, nel Wisconsin, nel periodo 1870 - 1890. Il telefilm narra le difficoltose vicissitudini della tradizionale famiglia americana che vive in una sperduta fattoria. Divisa in 9 stagioni, a cui si aggiungono un film pilota, un film speciale con spezzoni della serie e nuove scene, e tre film finali, i vari episodi toccano molti temi importanti e sempre attuali quali, ad esempio, l'adozione, l'alcolismo, il razzismo, la droga e la cecità.

Non è raro quindi trovare della letteratura nelle serie tv.
Riportati sotto, i 4 migliori esempi letterari di trasposizione televisiva:

1) Game Of Thrones, George R.R Martin




Ambientata nell'immaginario continente chiamato Westeros/Continente Occidentale, Il Trono di Spade narra le vicissitudini delle famiglie più influenti del regno nella corsa al "Trono di Spade", ovvero il trono che affema il potere assoluto sul continente. Stark, Lannister e Targaryen sono solo 3 delle tante famiglie che combatteranno tra di loro in una lotta all'ultimo sangue.
La serie è stata prodotta nel 2011 con l'omonimo nome e mantiene la storia originale, con qualche allontanamento qua e la per divergenze di sceneggiatura. È ancora in corso.

2) Tredici / Thirteen Reasons Why, Jay Asher




Tredici è stato scritto nel 2007 dallo scrittore Jay Asher, e si inserisce nel genere di thriller psicologico. La storia è cruda ma toccante, realista e a tratti fin troppo vera. La protagonista, Hannah Baker, decide di togliersi la vita senza dare nessuna spiegazione. Poco dopo la sua morte però, vengono ritrovate 13 cassette in cui Hannah ha registrato, per ogni lato, un motivo per cui si è tolta la vita, dando la colpa per ogni motivo ad una delle persone che le stavano attorno. Il lettore vede tutto dagli occhi di Clay Jensen, un ragazzo innamorato di lei ma troppo timido per dichiararsi, a cui è stata dedicato un lato della cassetta. Il ragazzo, non sapendo quale, si trova obbligato ad ascoltarle tutte e a scoprire la verità sul suicidio di Hannah.
La serie omonima è stata prodotta da Netflix nel 2017, riscontrando un enorme successo. Il 18 maggio 2018 è stata pubblicata la seconda stagione, che però non si basa su nessun libro.

3) Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle



Le storie scritte da Conan Doyle sono rimaste eterne. Le avventure del detective inglese e del suo fidato compagno  e dottore John Watson sono state pubblicate a puntate nel 1887, diventate poi diverse raccolte iniziate con Lo studio in rosso. 
Il detective abita al 221b di Baker Street, Londra, e rivolge la sua attenzione ai casi più strani e irrisolvibili, dove la polizia inglese non riesce a trovarne il capo.
Nel 2010 è stata prodotta la serie inglese Sherlock, con produttori Mark Gatiss e Steven Moffat, che traspone nel nostro tempo i casi più belli ed interessanti che il detective abbia risolto, nell'eterna lotta contro il malvagio Jim Moriarty.
Insieme a Sherlock è stata prodotta un'altra serie, che però prende solo spunto dai romanzi di Doyle, chiamata Elementary.

4) Il commissario Montalbano, Andrea Camilleri



Rimanendo in tema di detective e delitti, si torna in Italia con uno scrittore amatissimo dal pubblico adulto. Andrea Camilleri ha pubblicato "La forma dell'acqua" nel 1994, continuando la produzione fino al 2018, pubblicando ben 26 romanzi, 5 raccolte, 5 racconti autoconclusivi e 7 raccolte di editi.
Salvo Montalbano è un commissario di polizia siciliano, precisamente di Catania ma con casa a Vigata, che risolve i casi che gli vengono proposti in commissariato data la sua grande abilità nel chiuderli rapidamente.
Dai vari racconti è stata presa una serie televisiva Rai iniziata nel 1994 ed ancora in corso, con protagonista Luca Zingaretti, e benché si tratti di una serie televisiva, ogni episodio è girato come un film TV a sé stante legato agli altri da una labile trama orizzontale. Ad oggi sono stati girati 32 episodi suddivisi su 12 stagioni.

Di esempi ce ne sarebbero milioni, e possono essere facilmente trovati con una semplice ricerca su Google.
In conclusione, le serie tv sono il metodo con cui gli sceneggiatori portano alla luce l'immaginazione del lettore, e certe volte, che l'influenzano. Infatti, non è raro immaginare un personaggio nella propria testa in un modo, e dopo averlo visto in un determinato attore, non riuscire più ad immaginarlo nello stesso modo.
Però, nonostante tutto, le serie tv non saranno mai un surrogato dei libri: la magia dell'immaginazione resterà sempre con il lettore.

Ilaria Caiazzo

15 maggio 2018

La lettura del giorno: Harry Potter di J.K. Rowling

Quando si parla di scrittrici donne particolarmente proficue nel nostro tempo, non fare riferimento ad una delle scrittrici più ricche e conosciute nel mondo è impossibile: Joanne Rowling, nata a Yate, Inghilterra, è saltata agl'occhi delle testate giornalistiche e letterarie di tutto il mondo all'inizio degli anni 2000 con l'uscita del suo primo scritto, che sarebbe diventato il simbolo della Millennial Generation e che avrebbe fatto appassionare ed innamorare adulti e bambini (me compresa).
Ovviamente sto parlando di Harry Potter.


Nonostante ora la donna goda di una fama internazionale e di un conto in banca ad infiniti zeri, la sua storia ci insegna che non sempre tutto può riuscire al primo tentativo.
Dopo gli studi universitari infatti, trasloca a Londra ed inizia poi a lavorare con Amnesty International come segretaria. J.K è spesso costretta a viaggiare di paesino in paesino per documentare le varie battaglie dell'associazione, e negli svariati viaggi in treno delinea i vari personaggi che poi andranno a costruire il fantastico universo potteriano: Harry Potter, Hermione Granger, Ronald Weasley, Hagrid e Pix.
La donna si trasferisce poi in Portogallo, dove apparentemente trova una sua stabilità intellettuale e fisica, sposandosi con un giornalista del luogo e successivamente diventando madre di una bambina (1993). Ma, dopo la separazione qualche anno dopo, la donna ritorna ad Edimburgo sola, con una bambina molto piccola, e nessuna certezza.
Per l'autrice inizia un periodo molto cupo, segnato da una forte depressione e da una situazione finanziaria disastrosa: essendo senza lavoro, deve pagare l'affitto del suo appartamento con gli assegni di disoccupazione e, perciò, vive assieme alla figlia completamente di sussidi statali.
Approfittando delle camminate per far addormentare la piccola nel passeggino, va spesso al pub del cognato, dentro al quale si impegna con passione a portare avanti il suo romanzo, che ritiene essere la cura a quella profonda crisi che sta attraversando. 
Di quel periodo ricorda un pensiero in particolare, riferendosi a sua figlia: "...era una sorpresa ogni mattina vederla ancora viva". Joanne, infatti, credeva che, in quel periodo, ogni cosa bella sarebbe andata storta come tutto il resto, e che non sarebbe mai più stata felice o spensierata. Da questo momento buio della sua vita, la scrittrice ha estratto la figura dei Dissennatori, creature che "risucchiano la pace, la speranza e la felicità dall'aria che li circonda".

Nel 1995, il primo volume è pronto. Lo chiama fieramente "Harry Potter and the Philosoper's Stone" / "Harry Potter e la pietra filosofale". 
Il suo agente letterario manda il manoscritto a ben 12 case editrici differenti, che lo rimandano indietro rifiutando di pubblicarlo, poichè è "troppo lungo".
Solo 2 anni dopo la Bloomsbury accetta il manoscritto, avviando finalmente l'evento letterario più fruttuoso e importante dell'ultimo ventennio.


La saga è composta da 7 libri + 3 volumi spin-off , pubblicati per beneficenza (descrivono e prendono in considerazione una parte della storia principale):
  1. Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the Philosopher's Stone, nella versione statunitense Harry Potter and the Sorcerer's Stone), uscito nel 1997 nel Regno Unito e nel 1998 in Italia
  2. Harry Potter e la camera dei segreti (Harry Potter and the Chamber of Secrets), del 1998, pubblicato nel 1999 in Italia
  3. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban), nel 1999, pubblicato nel 2000 in Italia
  4. Harry Potter e il calice di fuoco (Harry Potter and the Goblet of Fire) nel 2000, nel 2001 in Italia
  5. Harry Potter e l'Ordine della Fenice (Harry Potter and the Order of the Phoenix), uscito nel 2003
  6. Harry Potter e il principe mezzosangue (Harry Potter and the Half-blood Prince), uscito in lingua inglese nel 2005 e in italiano nel 2006
  7. Harry Potter e i Doni della Morte (Harry Potter and the Deathly Hallows), uscito in lingua inglese sabato 21 luglio 2007 e in italiano sabato 4 gennaio 2008.

8 maggio 2018

La lettura del giorno: La ragazza del treno di Paula Hawkins

A chi non è capitato di trovarsi in un treno in movimento, seduti sul vagone centrale magari, e di fantasticare guardando fuori dal finestrino di mondi fantastici, oppure immaginandosi la vita della persona accanto in base al suo vestiario. Nonostante possa sembrare un'azione da impiccioni, è quasi impossibile non chiedersi cosa succeda nelle vite degli altri anche solo dopo aver ascoltato una normale conversazione telefonica del proprio vicino.
È questo il contesto generale di "La ragazza del treno" di Paula Hawkins, bestseller del 2015 che ha debuttato nella classifica del New York Times in prima posizione restandoci per ben 13 settimane.



La storia è semplice e complessa allo stesso tempo. La protagonista, Rachel Watson, è una donna di 32 anni londinese. Dopo il divorzio improvviso e difficile con il marito Tom, Rachel sprofonda nell'alcolismo e nella depressione, perdendo il lavoro e la casa, e trovando un appoggio nell'appartamento dell'amica Cathy con cui tenta di salvare le apparenze andando comunque nel posto di lavoro e prendendo quindi il treno.

Emily Blunt nell'adattamento cinematografico del 2016.

Durante i suoi quotidiani viaggi in treno, la protagonista osserva fuori dal finestrino pensando a quanto la sua vita stia andando allo scatafascio. Passando per la stazione su cui si affaccia la casa di Tom ed Anne, la sua nuova moglie, Rachel nota una coppia: Megan e Scott. Per la donna quei due ragazzi incarnando l'amore perfetto, quell'amore che lei non è riuscita ad avere con Tom, e che probabilmente non vivrà mai nella sua vita. Ma quell'idillio è destinato a scomparire nella testa di Rachel quando, una mattina, vede Megan in compagnia di un altro uomo.
L'uomo è il dottor Abdic Kamal, psicoterapeuta di Megan, in cui Rachel identifica il cuore del tradimento nella sua coppia perfetta. Poco tempo dopo però, Rachel perde di vista Megan, dopo essersi trovava nella stazione adiacente all'appartamento della ragazza con un labbro rotto e senza memoria di ciò che era successo in precedenza. Megan scompare nel nulla.
Il libro prende quindi dei risvolti thriller, e la verità che Rachel troverà lungo la strada sul cosa sia successo a lei e a Megan lascerà sia la protagonista che il lettore stesso senza fiato.

I punti di vista presenti nel libro sono tre: Rachel, la protagonista, nella sua realtà contestualizzata ad un vagone ferroviaro; Megan, la ragazza 'perfetta', e Anne, l'acerrima nemica di Rachel, che però si dimostra una chiave importante nella decifratura degli eventi.


Il libro è volato nella classifica dei miei preferiti al primo posto. Non è mai banale, scontato. Il lettore diventa amico, confidente, ed anche un po' lu stesso Rachel. Perchè Megan è scomparsa? Dove è finita? La coppia Scott - Megan era davvero perfetta come Rachel immagina? Sono solo 3 delle domande che affolleranno la testa del lettore pagina dopo pagina, in un libro che personalmente ritengo uno dei migliori degli ultimi 5 anni.

Ilaria Caiazzo

3 maggio 2018

La lettura del giorno: Storie della buonanotte per bambine ribelli di Francesca Cavallo e Elena Favilli

Fin da piccoli, tutti siamo stati abituati al culto della "favola della buonanotte", e a tutti noi sono state raccontate le stesse storie: Cappuccetto Rosso, I Tre Porcellini, o in generale, il principe che deve sconfiggere un drago enorme e cattivo per salvare la sua amata principessa.
Con il modernizzarsi dei tempi, i temi delle favole ricorrenti sono diventati obsoleti per i bambini del nuovo millennio, attenti alle tematiche che oggigiorno sono diventati un punto focale nella nostra società: sessismo, razzismo, l'uguaglianza dell'individuo.
A questo proposito, ci vengono in aiuto le scrittrici Francesca Cavallo ed Elena Favilli con le loro "Storie della buonanotte per bambine ribelli".


Il libro è impostato in maniera semplice ma efficace: 100 storie di personaggi femminili più o meno conosciute per "bambine ribelli", quelle che (come me) vanno oltre la solita principessa.

"C'era una volta... una principessa? Macché! C'era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n'era un'altra che diventò la più forte tennista al mondo e un'altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef... esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni."
Le donne raccontate non sono solo regine o attrici: sono presenti figure chiave degli ambiti più disparati. Serena Williams, Coco Chanel, Malala Yousafzai e tantissime altre, che hanno dato lustro al nostro mondo, capitanato prevalentemente da uomini e che da poco risalto al, così chiamato, "sesso debole".
La novità introdotta è proprio questa: far conoscere alle nuove generazioni figure di risalto che non sono capi di stato, calciatori o cantanti, ma soprattutto attiviste per i diritti umani, senatrici, sportive, scienziate.


"I have two main goals: creating equity through education and assisting victims of senseless violence. Those are my passions and where I see making the biggest impact."
(Ho due scopi principali: creare equità attraverso l'educazione e assistere le vittime di violenza senza senso. Sono le mie passioni e dove vedo che posso dare l'impatto maggiore.)

 
“La vita non è facile per nessuno di noi. E allora? Noi dobbiamo perseverare e soprattutto avere confidenza in noi stessi. Dobbiamo credere che siamo dotati per qualcosa e che questa cosa deve essere raggiunta."

“Sedermi a scuola a leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto. 
Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. 
Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no.”


Il linguaggio utilizzato è semplice e quasi fiabesco. Il bambino o la bambina non verranno annoiati dalla storia, non è una semplice e asettica pagina di Wikipedia. La narrazione porta il/la piccolo/a ad immergersi nelle storie vere e talvolta combattute di tutte quelle donne che per qualche motivo hanno cambiato la storia.

Qualcosa di diverso da raccontare, di fresco e di nuovo, per le bambine e i bambini che non solo sognano di diventare principi e principesse, ma anche di salvarsi da soli dal drago.

Ilaria Caiazzo










2 maggio 2018

Le eroiche guerriere di Tolkien

Se si pensa alla mitica saga de "Il Signore degli Anelli", solitamente si giunge alla conclusione che quest'ultima sia una storia scritta appositamente per degli adolescenti, per lo più maschi, affascinati dalle figure mitiche come draghi o elfi e perlopiù con una fervida immaginazione. Beh, non c'è nulla di più inesatto.
"Il Signore degli Anelli" rappresenta una storia completa e ricca di dettagli: non sono le sue figure fantastiche a renderlo una delle pietre miliari della letteratura inglese, ma soprattutto il suo essere inclusivo nei confronti di uomini e donne.
Bisogna innanzitutto premettere una cosa: lo scrittore, J.R.R Tolkien, scrisse i romanzi utilizzando quei canoni tipici della romance medioevale. Va da sè che l'eroe, un cavaliere (maschio) senza macchia e senza paura, abbia da sempre avuto uno spazio molto più ampio della sua controparte femminile. Ma lo scrittore agisce in maniera diversa: inserisce svariati personaggi femminili di risalto nella storia, senza di cui i protagonisti avrebbero avuto un'avventura ben più ardua e complicata.


Tolkien fa iniziare l'avventura nella Terra di Mezzo (Middle-earth). Quest'ultima è un luogo immaginario che lo scrittore, in alcune lettere, colloca nella nostra Terra in un passato molto remoto in un tempo che viene scandito in Ere (la storia si può collocare tra la Prima e la Terza era).

« "La Terra-di-Mezzo non è ... una mia invenzione. È una modernizzazione o un'alterazione ... di un'antica parola che indicava il mondo abitato dagli uomini, l'oikoumene: di mezzo perché si pensava vagamente che fosse posta al centro di mari che la circondavano e (nell'immaginazione nordica) tra i ghiacci del nord e i fuochi del sud. Antico inglese middan-geard, inglese medioevale midden-erdmiddle-erd. Molti recensori sembrano pensare che la Terra-di-Mezzo sia su un altro pianeta!" »
(J.R.R. Tolkien, Lettere, n. 211)

Più specificatamente, il tutto inizia nella Contea (The Shire). Qui vivono gli Hobbit, uomini dalle misure più minute e dal carattere mite e tranquillo. 
Inizialmente l'attenzione porta il lettore su un hobbit in particolare, l'avventuriero Bilbo Baggins. Quest'ultimo, tornato da una lunga avventura attraverso la Terra di Mezzo, è venuto in possesso dell'Unico Anello (creato dal malefico Sauron dopo che, insieme ad un elfo, aveva fabbricato altri 19 anelli donati a 3 capi degli elfi, 7 capi dei nani e 9 re umani) e, capitone l'enorme potere oscuro, tra varie peripezie il nipote Frodo si assume il compito di distruggerlo insieme al giardiniere Samwise, ai combinaguai Merry e Pipino, il ramingo Aragorn, lo stregone Gandalf, il guerriero Boromir, l'elfo Legolas e al nano Gimli. Insieme, partiranno per un viaggio verso il Monte Fato, dove è presente l'unico fuoco in grado di eliminarlo.
Fin da subito si nota un'assenza di donne nella Compagnia dell'Anello,ma il lettore verrà accontentato più avanti nella storia. Infatti, i 9 coraggiosi guerrieri (e non) verranno subito a contatto con il primo personaggio femminile della saga: Arwen Undòmiel.

Arwen Undòmiel interpretata da Liz Tyler nell'adattamento del 2001.
Arwen è un'Elfa, figlia di Elrond, signore di Gran Burrone e uno degli elfi più potenti ancora in vita. La sua storia è strettamente legata a quella del ramingo Aragorn: infatti, i due si innamorano e successivamente si sposano. e lei rinuncia all'immortalità pur di rimanere con lui, diventato legittimo re.
È descritta come una donna saggia, dal portamento regale e dallo sguardo che trapela una profonda riflessione.
La bellezza del personaggio sta proprio in questo: Arwen accetta anche la possibilità (quasi la sicurezza) di un destino orribile ma non la possibilità di vivere in eterno senza il suo amore. La rinuncia all'immortalità è in questo caso la dimostrazione che non solo la vita è un dono e non va sprecato, ma anche la morte lo è perché è la fine di ogni sofferenza: la morte è «il dono di Dio», nella concezione mitologica del Signore degli Anelli e ovviamente nell'ideale di Tolkien.

Il secondo personaggio femminile di grande risalto con cui la Compagnia viene a contatto è la Dama Galadriel.

Galadriel interpretata da Cate Blanchett nell'adattamento del 2001.
La Dama Galadriel, soprannome di Artanis Nerwen, è un'elfa nobile il cui compito è guidare la compagnia e portarli nella strada giusta durante il loro viaggio alla distruzione dell'anello. È di carattere imponente, regale, di classe. Dimostra il suo potere con gentilezza, mette alla prova i protagonisti nonostante sia ella stessa attratta in modo negativo dall'Anello, che scatena in lei superbia e imponenza, anche se le sue azioni sarebbero state a fin di bene.
Dona alla Compagnia degli oggetti magici che aiuteranno gli avventurieri durante gli scontri successivi: a Legolas un arco di Lórien; a Gimli, che osa chiederle un solo e semplice capello, ella concede graziosamente quanto richiestole (l'enorme valore simbolico di ciò si rivela tenendo presente che Galadriel concede volentieri questo dono a Gimli, un Nano, mentre lo rifiutò più volte, molte ere prima, ad un altro elfo); a Boromir, Merry e Pipino dona delle preziose cinture; a Samwise una scatolina con polvere di Lórien, per concimare al suo ritorno a casa la terra della Contea, ed una corda elfica; e infine, a Frodo, una fiala d'acqua dello specchio, nel cui interno è stata catturata la luce della stella di Eärendil, la Stella del Vespro: essa dovrà servire al Portatore dell'Anello per le ore più buie del suo viaggio. 

La terza donna che i ragazzi incontrano durante il loro cammino è Èowyn. 

Èowyn interpretata da Miranda Otto nell'adattamento del 2001.
Èowyn è una principessa, che sotto falso nome di Dernheim, combatte da uomo contro il potente Signore dei Nazgul (figure malefiche servitori dell'oscuro Sauron). Infatti, nessun uomo poteva uccidere il malvagio Signore, ma Èowyn, coraggiosamente, si toglie l'elmo rivelando la sua identità: "I'm no man!" - "Io non sono un uomo!" spezzando la maledizione ed uccidendolo. 
La ragazza detesta dover sottostare alle regole imposte dalla tradizione alle donne: la tradizione di dover rimanere in casa mentre il marito è in guerra ed attenderlo tra le mura domestiche; la tradizione di occuparsi di lavori strettamente femminili, e di non poter occuparsi direttamente della faccende del proprio popolo; la tradizione di rimanere esclusa dalle scelte importanti. È una donna che è vissuta nell'ombra delle grandi gesta dei suoi antenati, e al pari di suo zio e di suo fratello vuole ridare lustro e gloria alla sua casata. È una donna che tuttavia teme, come ella stessa dice ad Aragorn, “la gabbia”, il dover rimanere lontana dalle cose importanti e lontana dunque dalla gloria e dall'onore. Eowyn non accetta questa tradizione, questo mondo maschilista, e si ribella. È, in fin dei conti, una femminista ante litteram.

In conclusione, chiunque additi l'opera di Tolkien come maschilista e/o sessista, troverà le risposte alle sue infondate accuse solo con una lettura attenta e mirata: le donne in Tolkien ci sono, nonostante alle spalle di grandi uomini, che però senza di loro avrebbero solo brancolato nel buio per pagine e pagine, senza magari concludere il loro avventuroso cammino. 

Ilaria Caiazzo