21 novembre 2017

ACCADDE OGGI:

ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI FRANÇOIS MARIE-AROUET (VOLTAIRE) 

Voltaire ritratto da Maurice Quentin de la Tour, 1737-1740

Voltaire nacque a Parigi il 21 novembre 1694 ed è stato un filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese.
Fu uno dei principali animatori ed esponenti dell' illuminismo insieme a Locke, Montesquieu, Diderot, Rousseau e D'Alembert: figure frequentanti l'ambiente dell' Encyclopédie.
La sua produzione letteraria è caratterizzata da una pungente ironia mescolata ad una vivacità dei toni e chiarezza nello stile.
Fu un Deista, seguace della religione naturale che vede la divinità come estranea al mondo e alla storia, ma fortemente anticlericale e laico, Voltaire è considerato uno dei principali ispiratori del pensiero razionalista e non religioso moderno.
Le idee e le opere di Voltaire hanno ispirato e influenzato moltissimi pensatori, politici e intellettuali contemporanei e successivi. In particolare i protagonisti della rivoluzione americana, come Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, e di quella francese, come Jean Sylvain Bailly, Condorcet e Robespierre; oltre che molti altri filosofi come Cesare Beccaria, Karl Marx e Friedrich Nietzsche.

Di famiglia nobile, iniziò ad intraprendere la carriera da magistrato scrivendo e polemizzando contro la Monarchia. A causa di queste continue polemiche fu imprigionato nella Bastiglia e una volta scarcerato, cominciò ad intraprendere numerosi viaggi soggiornando in Inghilterra.
Rientrò in Francia numerose volte, ma venne cacciato in continuazione per motivi giuridici: i testi da lui scritti furono censurati dalla Chiesa e malvisti dalla Monarchia.
Morì a Parigi nel 1778.

In ambito politico, Voltaire difese il diritto di ogni cittadino alla libertà civile e politica come libera espressione delle proprie idee, contrapponendosi all'assolutismo dell' Ancien Régime. La polemica illuminista di Voltaire sfociò nella difesa della tolleranza considerata un valore imprescindibile per garantire pace, giustizia e progresso civile.
In ambito filosofico, il problema che Voltaire principalmente si pose è l'esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere a una giusta nozione dell'uomo. Il filosofo non la negò in quanto vide la prova dell'esistenza di Dio nell'ordine superiore dell'universo. Infatti così come ogni opera dimostra un creatore, Dio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all'esistenza degli esseri, si deve ammettere che esista un Essere creatore, un Principio primo, autore di un Disegno intelligente.
Il suo credo fu dunque Deista, assumendo quindi a priori l'esistenza di un ente supremo ordinatore dell'universo, indispensabile a spiegarne l'ordine, l'armonia e la regolarità. Negò però sia la necessità che la pretesta di una rivelazione. Obiettivo principale di Voltaire fu l'annientamento della Chiesa cattolica: egli infatti tentò di demolire il cattolicesimo per proclamare la validità della religione naturale.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo:

  • EDIPE: è una tragedia scritta nel 1718 che racconta la storia d'amore tra Filottete e Giocasta.
  • ENRIADE:  è un poema epico di scritto nel 1723 in onore di Enrico IV di Francia ed è una celebrazione della sua vita. E' ambientato nel 1589, durante l'assedio di Parigi da parte di Enrico III di Francia; i temi sono il fanatismo religioso e le guerre civili, nonché la situazione politica francese.
  • ZAIRE: è una tragedia in cinque atti scritta nel 1732 e ambientata a Gerusalemme durante le crociate.
  • LETTRES ANGLAISES: è una serie di saggi basati sulla propria esperienza di vita in Inghilterra tra il 1726 e il 1728. Voltaire, durante il suo soggiorno in Inghilterra, scopre la letteratura di Shakespeare sorprendente, in quanto molto lontana dall'ideale classico francese. Scopre anche la filosofia di Locke e Newton e il sistema parlamentare inglese. Questi saggi vengono scritti riprendendo il modello delle "Lettres Persanes" di Montesquieu.
  • ELEMENTS DE LA PHILOSOPHIE DE NEWTON: è un'opera pubblicata nel 1738 e ha contribuito a diffondere le teorie e il pensiero di Newton e contiene una estesa descrizione delle teorie newtoniane sulla luce e sulla gravitazione.
  • LE FANATISME OU MAHOMET LE PROPHETE: è una tragedia scritta nel 1736 ed è un atto di accusa contro l'islam: attraverso il personaggio di Maometto, abile e crudele guida militare e religiosa, l'autore denuncia il fanatismo e l'integralismo religioso dell'Islam. Il suo reale obiettivo però rimane quello di denunciare ogni forma di fanatismo, in particolare quello del clero.
  • ZADIG OU LA DESTINEE: è un racconto filosofico scritto nel 1745 e ambientato nel Medioevo nel quale l'autore evidenzia tutto il suo stile vivo e brillante, ironizzando contro i pregiudizi del tempo.
  • MICROMEGAS: è un racconto filosofico scritto nel 1752 riguardante il viaggio inteso come un mezzo di apprendimento e di crescita filosofica.
  • CANDIDE OU DE L'OPTIMISME:  è un racconto filosofico scritto nel 1759 nel quale l'autore incarna la figura del precettore Pangloss il filosofo tedesco, intento ad istruire il giovane Candido a vedere il mondo che lo circonda con ottimismo, sebbene si succedano in continuazione controversie e disavventure.
  • TRAITE SUR LA TOLERANCE: è un'opera pubblicata nel 1763 riguardante la riflessione sulla libertà di credo e sul rispetto delle opinioni, nata dalla vicenda di Marc-Antoine Calas.
  • DICTIONNAIRE PHILOSOPHIQUE: è un'opera letteraria pubblicata nel 1764 nella quale Voltaire tratta, nelle varie voci, anche di casi di cronaca e giudiziari a lui contemporanei, prendendo una netta posizione critica contro le autorità giudiziarie e l'inquisizione, che egli accusava di ingiustizia e arbitrarietà.
Nella Biblioteca della Fondazione Carlo e Marise Bo vi sono 264 opere di Voltaire sia in lingua francese che tradotte in italiano.


Antonio Sebastiani

20 novembre 2017

Letture ad alta voce: settimo appuntamento


Fondazione Carlo e Marise Bo
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Comune di Urbino
presentano:

"Letture ad alta voce"
Scrittori in esilio

Venerdì, 24 novembre, ore 17 presso Palazzo Passionei, Via Valerio 9, Urbino
Lettura: Centro Teatrale Universitario Cesare Questa


Imre Kertész
"Io, un altro. Cronaca di una metamorfosi"
(A cura di Giorgio Pressburger, Bompiani, Milano 2012, pp. 32-51)



Imre Kertész (Budapest, 9 novembre 1929 – Budapest, 31 marzo 2016) è stato uno scrittore ungherese, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e Premio Nobel per la letteratura nel 2002.
E' nato in una famiglia di origine ebraica. Nel 1944 fu deportato ad Auschwitz per essere poi liberato nel 1945.

Tornato in Ungheria, nel 1948 cominciò a lavorare come giornalista per un quotidiano di Budapest e dopo essere stato licenziato, trascorse due anni di servizio militare: per mantenersi iniziò a scrivere romanzi e a tradurre opere di Freud, Nietzsche, Canetti e Wittgenstein.

Il primo e più famoso romanzo "Essere senza destino" descrive l'esperienza di un ragazzo ungherese di 15 anni nei campi di sterminio nazisti ed è basato sull'esperienza diretta dell'autore.

Nel 2002 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura, la cui motivazione fu: per una scrittura che sostiene la fragile esperienza dell'individuo contro la barbarica arbitrarietà della storia.

In una petizione inviata a tutti i leader europei e rumeni, Kertész chiese l'apertura di un'università in lingua magiara per il milione e mezzo di ungheresi che vivevano in Romania.

Dal libro Essere senza destino è tratto il film di Lajos Koltai Senza destino (2005); Kertész ne curò la sceneggiatura.

Nella sua biografia "Io, un altro: cronache di una metamorfosi", Kertész racconta il dialogo costante con se stesso e gli autori amati, il quale si amplia nell'osservazione della vita oltre i confini dell'Ungheria.
Tra il 1991 e il 1995 prende appunti, nota osservazioni e fissa nel racconto le proprie impressioni. I viaggi intrapresi sono l'occasione per confrontarsi con la propria identità di ebreo, di ungherese, di europeo dell'Est, di intellettuale a contatto con la cultura tedesca.
La mente torna comunque alla macabra esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz.

Opere:

  • Essere senza destino (Sorstalanság) 1975;
  • Storia poliziesca (Detektivtörténet) 1977;
  • Kaddish per il bambino non nato (Kaddis a meg nem született gyermekért) 1990;
  • Il vessillo britannico (Az angol lobogó) 1991;
  • Diario dalla galera (Gályanapló) 1992;
  • Holocaust come cultura in tre relazioni (A holocaust mint kultúra: három előadás) 1993;
  • Verbale di polizia (és Esterházy Péter) 1993;
  • Cronaca del cambiamento (Valaki más: a változás krónikája), 1997;
  • Il silenzio momentaneo, nel mentre il plotone ricarica i fucili (A gondolatnyi csend, amíg a kivégzőosztag újratölt) 1998;
  • La lingua esiliata (A száműzött nyelv) 2001;
  • Liquidazione (Felszámolás) 2003;
  • Dossier K. 2009;
  • Il secolo infelice 2007;
  • Fiasco 2003.

16 novembre 2017

IL PROCESSO, FRANZ KAFKA (1925)

Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883; Kierling 3 giugno 1924)

"Il Processo" è un romanzo incompiuto scritto da Franz Kafka e pubblicato nel 1925. E' composto da 10 capitoli e si svolge a Praga.

La caratteristica principale dell'opera è l'accettazione passiva di tutti i personaggi della tragicità della giustizia che funziona in modo imperscrutabile e impenetrabile. A questa insondabilità della giustizia, sono inutili anche la lucidità di Josef K. : accusato e processato per motivi misteriosi.

Il protagonista del romanzo è Josef K. il quale lavora come procuratore presso un istituto bancario. Una mattina, due uomini a lui sconosciuti si presentano nella sua abitazione dichiarandolo in arresto senza porlo in stato di detenzione. K., pensando che si tratti di uno spiacevole equivoco, decide subito di intervenire per risolvere questa situazione.
Dietro al consiglio del personale in servizio al tribunale, K. si affida ad un avvocato che comunque procede alle indagini con poca trasparenza, propria del tribunale, ma dopo un periodo di riflessione, K. rimuove il mandato dell'avvocato stesso a dispetto delle sue raccomandazioni.
Alla fine della vicenda, K., senza preavviso, viene prelevato da due agenti del tribunale e portato in una cava dove viene giustiziato con una coltellata.
K. muore a causa di una condanna inflittagli da un tribunale che non lo ha mai informato sull'accusa e che non gli ha mai fornito alcun metodo per attivare una vera difesa.

Franz Kafka, Il Processo, Torino, Einaudi, 2014
Traduzione di Primo Levi
Tutti i personaggi vengono presentati in prima persona da K., il narratore è dunque esterno alla vicenda e conosce tanto quanto i personaggi, non anticipando mai informazioni. Essi vengono descritti in modo superficiale e parziale: il protagonista verrà nominato sempre con la lettera K, il suo cognome rimarrà sempre sconosciuto al lettore.
Il linguaggio è abbastanza semplice anche se a volte vengono utilizzati termini propri del linguaggio giuridico.
La descrizione dei luoghi rende la lettura angosciante e asfissiante.
Il romanzo rappresenta la perdita progressiva dei valori dell' uomo che non è più in grado di reagire nei confronti della società e vi soccombe.

PERSONAGGI:

  • Josef K.: protagonista trentenne, impiegato di banca.
  • Signora Grubach: affittacamere. Proprietaria della casa in cui alloggia Josef; nonostante il suo arresto, tiene sempre il giovane uomo nella più alta considerazione.
  • Signorina Bürstner: altra pensionante della signora Grubach. Cortese, ordinata, sempre puntuale e decisamente seducente; una notte si lascia baciare da Josef, ma poi respinge le sue successive avances.
  • Signorina Montag: insegnante di francese, scialba, affittuaria che va a dividere la stanza con la signorina Bürstner.
  • Capitano Lanz: nipote della signora Grubach, alto ed abbronzato.
  •  Anna: cuoca della signora Grubach.
  • Willem e Franz: custodi/ufficiali del tribunale che portano a Josef la notizia dell'avvenuto arresto.
  • Ispettore: funzionario del tribunale, colui che conduce il procedimento contro Josef.
  • Rabensteiner, Kullich e Kaminer: il primo rigido e impettito, il secondo biondo, il terzo sorride sempre involontariamente. Colleghi impiegati di Josef alla banca nella commissione d'inchiesta. Partecipano all'arresto del protagonista.
  • Omino: un tipo sbuffante che accoglie Josef nell'aula durante la prima udienza.
  • Giudice istruttore: crede inizialmente che Josef sia un pittore decoratore.
  • Moglie dell'usciere: guardiana della sala udienze, un tipo allegro.
  • Berthold: studente che assiste al tentativo di seduzione della moglie dell'usciere nei confronti di Josef e pare avere una relazione con lei. Agisce sotto gli ordini del giudice istruttore; viene detto che in futuro diverrà un uomo potente.
  • Usciere: un pover'uomo stanco di subire gli affronti altrui.
  • Imputato: in attesa la seconda domenica che Josef si presenta al tribunale e con cui avrà un alterco.
  • Ragazza: offre a Josef una sedia dopo che a questi è venuto un capogiro e che infine lo riaccompagna gentilmente verso l'uscita.
  • Informatore: Un uomo elegante che sta assieme alla ragazza, ride del capogiro di Josef.
  • Il "Bastonatore": indomito e severo, trovato in un ripostiglio della banca in cui lavora Josef a frustare i poveri Franz e Willem accusati di tangenti.
  • Fattorini del tribunale: accorsi alle grida durante l'udienza.
  • Karl: zio di Josef, dal carattere impetuoso e già tutore in passato del giovane. Piccolo proprietario di terreni, si presenta all'avvocato con il nome Albert
  • Huld: avvocato, amico dello zio di Josef, con capelli lunghi e bianchi; pare esser malato in quanto si trova sempre a letto. Un tipo pomposo e pretenzioso che parla sempre ma pare concludere in definitiva ben poco.
  • Leni: ragazza che lavora come domestica e infermiera dell'avvocato Huld, forse anche sua amante, nonché amante di alcuni tra i suoi clienti.
  • Direttore della cancelleria: un vecchio che sta nascosto al buio nella stanza dell'avvocato.
  • Albert: direttore all'ufficio del tribunale, conoscente di Huld.
  • Rudi Block: un commerciante di granaglie, piccolo, magrolino, segaligno, con una grande barba. Un altro degli accusati dal tribunale e cliente a sua volta di Huld. Il suo caso si trascina oramai da più di cinque anni: tutto il tempo che dispone, energia e risorse finanziarie sono dedicate alla causa. Anche se ha assunto altri cinque avvocati, rimane completamente e pateticamente asservito a Huld.
  • Vicepresidente: superiore di Josef. Un tipo untuoso che tenta subito di avvantaggiarsi dalle difficoltà in cui incorre il sottoposto.
  • Presidente: Direttore della banca. Una figura malaticcia; ha una buona opinione di Josef con cui si è sempre trovato bene.
  • Elsa: una ragazza alta e robusta, amante di Josef K.
  • Industriale: un ometto vivace, cliente della banca dove lavora K. Sentito parlare del caso di Josef, lo consiglia di andar a trovare Titorelli, un pittore che conosce molto bene come funziona il sistema giudiziario.
  • Titorelli: nome d'arte del pittore e ritrattista giudiziario. Ha ereditato la propria posizione dal padre
  • Gobbetta: una monella indecente, in mezzo ad altre, nel palazzo dove abita il pittore Titorelli.
  • Corrispondente italiano: cliente della banca che K. è incaricato di guidare in giro per la città, ha folti baffi corvini.
  • Prete: dal viso glabro e scuro, cappellano delle carceri che Josef incontra all'interno del Duomo poco prima della sua condanna a morte.
  • Sagrestano: un vecchio malandato e claudicante.
  • Due signori: pallidi e grassi, con la pappagorgia, il cilindro e un coltello da macellaio.
  • Madre: vecchia, esageratamente religiosa.
  • Hasterer: amico procuratore.
Dal libro venne anche tratto un film del 1962 intitolato anch'esso Il processo, diretto da Orson Welles. 







14 novembre 2017

ACCADDE OGGI:

177 °ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI
CLAUDE MONET (14/11/1840)

Claude Monet, Autoritratto, 1886;
olio su tela, 55 x 46 cm

Claude-Oscar Monet è stato un pittore francese, considerato uno dei capostipiti dell'Impressionismo francese. I suoi dipinti esaltano la rappresentazione della sua immediata percezione dei soggetti, in particolar modo la paesaggistica e la pittura "en plein air".

Nonostante da adolescente non amasse trascorrere il suo tempo dietro ai banchi di scuola, è proprio in quell'ambiente che riuscì ad individuare la sua grande passione: il disegno.



Dopo l'intensificazione della sua vocazione artistica, Monet iniziò a frequentare, nel maggio del 1859, il Salon parigino nel quale tutti i maggiori artisti parigini si davano appuntamento, ma nel 1861 fu chiamato dalle autorità del Dipartimento della Senna a prestare servizio militare in Algeria. Nonostante l'arruolamento, Claude non abbandonò i pennelli anche grazie al mondo Orientale che, con il suo splendore cromatico, riuscì a soddisfare e a rafforzare la sua vocazione artistica: "pensavo solo a dipingere, tanto m'inebriava quello stupendo paese".

Dopo la campagna militare fu importantissimo per Monet l'incontro con Alfred Sisley, Jean Frédéric Bazille e Pierre-Auguste Renoir: artisti che come lui ripudiavano la sterilità del disegno accademico.
Fu insieme a loro che si recò a Chally-en-Bière, nel cuore della foresta di Fontainbleau dove si immerse nella natura esercitandosi nella pittura "en plein air"priva di quella ridondanza del paesaggio tradizionale. 
In questo periodo, l'incontro con Gustave Coubert, padre del realismo in pittura, consacrò la sua maturazione artistica tanto che iniziò a firmarsi come "Claude".



Claude Monet, I papaveri, 1873;olio su tela 60,5 x 81,8,cm
Museo d'Orsay (Parigi)
Nell'autunno del 1871 Monet tornò in Francia, a Parigi, aumentando il legame di amicizia con Renoir e Camille Pissarro, pittore impressionista conosciuto a Londra durante il suo soggiorno nella capitale britannica. E' proprio in questi anni che vennero poste le basi dell'impressionismo: i pittori legati a questa corrente artistica volevano riprodurre sulla tela le sensazioni e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno; questa pittura "en plein air" eliminò inoltre il lavoro al chiuso. Gli impressionisti si interessarono maggiormente al colore piuttosto che al disegno, mettendo in evidenza le 
emozioni soggettive dell'artista senza nasconderle con colpi irregolari di pennello.

In concomitanza con l'Esposizione Universale di Parigi del 1889, Georges Petit, gallerista francese e sostenitore dell'impressionismo, decise di riunire le tele più belle di Monet e di altri artisti famosi realizzando una mostra che decretò la fortuna dell'Impressionismo.

Monet passò gli ultimi anni della sua vita a dipingere specchi d'acqua costellati da ninfee.

Morì il 5 dicembre del 1926 e fu sepolto a Giverny, un comune francese della Normandia.


Antonio Sebastiani

13 novembre 2017

Letture ad alta voce: sesto appuntamento




Fondazione Carlo e Marise Bo
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Comune di Urbino
presentano:

"Letture ad alta voce"
Scrittori in esilio

Venerdì 17 novembre, ore 17:00 presso Palazzo Passionei, Via Valerio 9, Urbino
Lettura: Centro Teatrale Universitario Cesare Questa


Ornela Vorpsi

"Giorno. Lumuturi disparue"
(in "Bevete cacao Van Houten!", Einaudi, Torino 2005, pp.36-41 e pp. 65-76)



Ornela Vorpsi è una scrittrice albanese nata a Tirana nel 1968. Ha studiato Belle Arti in Albania e dal 1991 all'Accademia di Brera. Nel 1997 è emigrata a Parigi concludendo gli studi all'"Université Paris VIII." È anche una fotografa e pittrice.
Dal 2001 al 2015 ha pubblicato 7 romanzi: "Nothing Obvious", "Il paese dove non si muore mai", "Vetri rosa", "La mano che non mordi", "Bevete cacao Van Houten", "Fuorimondo" e "Viaggio intorno alla madre".
I suoi libri sono stati tradotti in diciotto lingue ed è stata segnalata tra i 35 migliori scrittori europei nell'antologia "Best European Fiction".

"Bevete cacao Van Houten!" si ispira ad una poesia di Vladimir Majakovsij che racconta dell'ultimo desiderio di un condannato a morte, venduto al miglior offerente (la ditta Van Houten produttrice di cacao), in cambio di una somma cospicua di denaro versata alla famiglia.

Il racconto si svolge tra Albania, Francia e Italia ed è una vera e propria raccolta di ritratti del desiderio, che, quando esasperato, divora l'anima e il corpo di chi l'ha custodito dentro sé.

L'epilogo ci fa intuire che l'unico modo per sentirsi liberi è accettare il fatto che la nostra concezione del mondo e dei desideri è più limitata rispetto alla realtà e non potrà essere mai colta interamente.



7 novembre 2017

Il 7 novembre del 1913 nasceva Albert Camus

ACCADDE OGGI








Il 7 novembre del 1913 nasceva a Dréan, in Algeria, Albert Camus.
Considerato, forse per antonomasia, il primo rappresentante dell'intellettuale francese del dopoguerra.

Camus è stato uno scrittore, filosofo, giornalista, drammaturgo, stagista e partigiano. 
Nonostante sia stato profondamente impegnato nelle lotte e nei dibattiti del suo tempo, ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella letteratura del XX secolo.
Sin da giovane ha brillato negli studi, spinto dal suo professore di filosofia, vinse una borsa di studio nella prestigiosa Università di Algeri, laureandosi in filosofia nel 1936 con una tesi su Plotino e Sant'Agostino, nonostante la tubercolosi di cui si ammalò da giovanissimo.





Antifascista e aderente al partito comunista fin dal 1934, partecipò in Francia attivamente alla Resistenza e fu giornalista engagé soprattutto come redattore e direttore di Combat (1944-48); intanto pubblicava alcune fra le sue opere migliori, i romanzi L'Étranger (1942) e La Peste (1947), i drammi Le Malentendu e Caligula (1944), il saggio sull'assurdo Le mythe de Sisyphe (1944), le nobilissime Lettres à un ami allemand (1945).
Dal 1948 sembrò allontanarsi dalla politica militante, cui ritornò però nel 1955-56 (collaborando al giornale L'Express) per i fatti di Algeria; ma si dedicò sempre più alla letteratura e al teatro, con opere che suscitarono continue polemiche: i saggi L'Homme révolté (1951), i racconti La Chute (1956) e L'Exil et le Royaume (1957), le "cronache" Actuelles I, II, III (1950-1958).





Nel 1957 ricevette il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

« Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo. »


La sua "filosofia" parte dalle sue riflessioni sul destino dell'uomo, nel suo svolgimento assurdo e irrazionale in una realtà irreparabile, in cui possono trovare posto, il delitto quasi involontario o ingiustificabile, la beffa dell'equivoco, come ne ''L'Étranger''. 
Da questa posizione egli giunge alla morale della rivolta, rifiuto di compromessi e di conformismi, che salvi, nella solidarietà umana, nel riscatto dei derelitti, i grandi ideali di libertà e di giustizia, e di verità e di bellezza. La sua è una rivolta dunque non come distruzione, né come rifiuto di tutto, ma come costruzione di vita associata, come creazione libera di un ideale di bellezza. La "dottrina" di Camus può mostrare incoerenze e contraddizioni; la realtà della sua arte convince per la purezza classica del suo stile, per la sofferta adesione al dramma della sua generazione, per il coraggioso messaggio di lotta, di fiducia, che esprimono tutte le sue opere.




Albert Camus è stato uno degli scrittori più amati da Carlo Bo, ciò lo testimonia la sua numerosa raccolta di libri e volumi conservati nella nostra biblioteca. 

6 novembre 2017

Letture ad alta voce: Quinto appuntamento


Fondazione Carlo e Marise Bo
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura e Comune di Urbino






presentano:


"Letture ad Alta Voce"
Scittori in esilio


Quinto appuntamento:

Venerdì, 10 novembre, ore 17:00

presso "Palazzo Passionei" via Valerio 9, Urbino

Lettura: Centro Teatrale Universitario "Cesare Questa"







Mario Soldati 

''Italo-americani''
(in New York Stories, Einaudi, Torino 2015)






Mario Soldati nasce a Torino il 17 novembre del 1906, è stato un giornalista, scrittore, saggista, regista e autore televisivo italiano. Dopo il diploma a 17 anni si iscrive alle facoltà di Lettere a Torino ed in seguito frequenta l'Istituto di Storia dell'arte, a Roma.

Nel 1925 pubblica la sua prima opera teatrale "Pilato" e nel 1929 si laurea in Storia dell'arte con Lionello Venturi discutendo una tesi su Bocaccio Boccaccino, pittore rinascimentale. 
Riceve, successivamente, una borsa di studio per New York, dove insegnerà alla Columbia University. Dopo quest'esperienza americana pubblica un libro autobiografico, America Primo Amore, da cui ne verrà tratta anche una sorta di fiction per lo schermo televisivo.

La produzione narrativa di Soldati è molto vasta. Nella sue opere traspare una doppia anima, un intreccio tra un moralismo ironico-sentimentale e il gusto dell'intrigo, spinto al grottesco, o al giallo.
Soldati è stato sempre considerato una figura anomala nel panorama  letterario italiano del Novecento. La critica è stata sempre restìa nei suoi confronti, la colpa è, forse, dello stesso Soldati, che è stato sempre incline a sdoppiarsi e a spiazzare, grazie alla sue vena umana e artistica. Tuttavia, qualcuno lo considera uno dei massimi letterari del Novecento italiano.









In New York Stories sono presenti i numerosi punti di vista sulla Grande Mela raccolti in 22 racconti curati dallo scrittore Paolo Cognetti, in cui la città viene descritta, in tutte le sue sfaccettature, dai maggiori scrittori e letterati di quel tempo a partire da Francis Scott Fitzgerlad, Henry Miller, Oriana Fallaci, Mario Soldati e tanti altri ancora. 

Ma a noi quello che più interessa è il punto di vista di Mario Soldati.

Soldati ci descrive la New York degli anni '30; quella del proibizionismo e dei bar clandestini, dei gangster, del crollo di Wall Street e della disoccupazione, dell’esplosione del cinema sonoro, dell’immigrazione e delle lotte sindacali. 

Ed è la New York che fa da sfondo alle sue vicende, raccontate da lui in prima persona; le avances insistite ad una ragazza texana a bordo di un taxi che sfreccia di notte sul ponte di Brooklyn; la folla vociante in metropolitana che si accalca nei vagoni mimando una sorta di “grande abbraccio collettivo”; la scoperta del jazz dal vivo nei locali dei bassifondi di Harlem… insomma, un ritratto vivido e vivace di una America sempre vissuta e mai immaginata.

Uno dei brani più divertenti del suo libro è dedicato all’analisi dei rapporti generazionali tra gli italo-americani (ripreso poi da Cognetti in New York Stories): gli immigrati di seconda generazione, forti del potersi fregiare della mitica dicitura “Born in the Usa”, vedono di malocchio i padri, beffandoli della loro incapacità di infilare la lingua tra i denti per pronunciare il -th.  Ecco che “the” diventa “de”, “than” diventa “den”… e quella lingua tra i denti diventa uno spartiacque generazionale di profondità insondabili.

È tuttavia nel ritorno in Italia, alle proprie radici, che Mario Soldati vede e descrive il compimento perfetto del movimento migratorio; un movimento ciclico per il quale si desidera e si rimpiange sempre quello che si perde… ora l’Italia, ora l’America.