19 luglio 2017

25 ANNI FA LA STRAGE DI VIA D'AMELIO



"Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare." P. Borsellino

Purtroppo, proprio Palermo sarà la tomba di Paolo Borsellino, ucciso 25 anni fa (19 luglio 1992) da un'autobomba insieme ai 5 uomini della sua scorta, tra cui c'era una donna.
Pochi mesi prima anche il caro amico e collega Giovanni Falcone era stato assassinato nella famosa "strage di Capaci".


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Paolo Borsellino era un magistrato antimafia, un leader esemplare ma soprattutto un maestro di vita. Il suo obiettivo di vita era sconfiggere la mafia. Voleva cancellare questa macchina nera dal nostro bel paese. Lui parlava ai giovani, parlava nelle piazze, spiegava, incitava ed incoraggiava, muoveva gli animi.

Credo che la frase sopra sia estremamente significativa: infatti è facile amare ciò che è bello, sano, pulito...ma è più difficile amare e mettere un impegno che dura una vita in qualcosa che non è bello, non è sano, non è onesto...qua sta la grandezza di Paolo Borsellino.

Non è finita bene per lui, e per l'Italia intera di conseguenza, ma almeno oggi possiamo dire che lui, insieme a Falcone, è divenuto un'icona del nostro Paese di cui possiamo essere FIERI.

Jessica Sani

14 luglio 2017

14 luglio.........1789

Oggi è il 14 luglio, festa nazionale in Francia, giorno della presa della Bastiglia, il giorno che spezza la storia di Francia tra l' Ancien Régime e un periodo nuovo, il giorno che pone le basi  per un futuro francese fatto di maggior liberté, égalité e fraternité.


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Ricordiamo che la Francia aveva vissuto fino al 1789 nell'Ancien Régime, ovvero, sotto i sovrani assoluti (Luigi XIV-XV-XVI) conosceva il suo periodo di maggior splendore. Parigi e i nobili vivevano nello sfarzo, nel lusso, nello spreco, passeggiavano per gli immensi giardini della reggia di Versailles cercando di ottenere sempre più credito presso i sovrani.
Intanto la povera gente moriva di fame, di stenti, di malattie.

La presa della Bastiglia, la fortezza-prigione, simbolo del potere assoluto, rappresenta la ribellione del popolo, stanco ed affamato...e così ha inizio la RIVOLUZIONE FRANCESE.

Nell'immagine qui sopra, che si trova al Musée du Louvre, vediamo la Libertà (raffigurata dalla figura femminile in 1 piano) che guida il popolo francese, elevando al cielo la bandiera francese. Il quadro infatti si intitola "la liberté guidant le peuple". Dietro di lei, il bambino con la pistola sembra possa essere Gavroche, personaggio dei Misérables di Victor Hugo, ucciso nelle barricate.
Il quadro, letto in verticale, passa dalla morte della base, alla vita man mano che si sale verso l'alto.

A proposito di  Victor Hugo, egli scrisse una poesia in onore di quel famoso giorno: "Célebration du 14 juillet dans la foret".

(...)
C’est le quatorze juillet.
À pareil jour, sur la terre
La liberté s’éveillait
Et riait dans le tonnerre.

Peuple, à pareil jour râlait
Le passé, ce noir pirate ;
Paris prenait au collet
La Bastille scélérate.

À pareil jour, un décret
Chassait la nuit de la France,
Et l’infini s’éclairait
Du côté de l’espérance.

Tous les ans, à pareil jour,
Le chêne au Dieu qui nous crée
Envoie un frisson d’amour,
Et rit à l’aube sacrée.
(...)

Jour béni ! jour populaire,
Où l’on vit un chant d’amour
Sortir d’un cri de colère !

E' il 14 luglio
in un giorno simile a questo, 
la libertà si svegliava sulla terra, 
e rideva nel tuono.
Popolo, in quel giorno il passato,
nero pirata, gemeva;
Parigi prendeva per il collo
la Bastiglia criminale.
Nel giorno simile a quello odierno,
un decreto scacciava la notte dalla Francia,
e l'infinito si schiariva 
dal lato della speranza.
Tutti gli anni, nel giorno simile ad oggi
la quercia manda un sussulto d'amore
al Dio che ci ha creati
e sorride all'alba sacra.
(...)
Giorno benedetto! Giorno del popolo.
Giorno in cui si è visto uscire da un grido di collera
un canto d'amore!
(traduzione di Jessica Sani)
per leggera la poesia completa in lingua originale clicca qui

Jessica Sani

10 luglio 2017

PROUST ET....LES MADELEINES!!


Oggi è il compleanno di un colosso della letteratura francese...Marcel Proust. Sì proprio lui, l'autore della Ricerca del tempo perduto, quell'opera monumentale che occupa sette libri, scritta con periodi lunghi ed articolati che sono emblema del complesso flusso di pensieri che ci sono nella nostra mente. Proust è un pò il Virginia Woolf dei francesi per questo. Ma Proust è anche quello famoso per les Madeleines che compaiono  nel primo libro della Recherche.

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Essendo tornata da un Erasmus a Parigi, vi posso garantire che queste Madeleines sono super famose e bisogna conoscerle.. insomma oggi vi intrattengo con un articolo più di cucina che di letteratura ma....tutto fa cultura!!(Ho anche fatto la rima)

Allora le Madeleines sono dei dolcetti francesi a forma di barchetta, simili al nostro plumcake per forma, anche se più piccole di grandezza, ma si distinguono perchè le Madeleines sono anche più soffici e zuccherate. Perchè sono così famose e cosa c'entra tutto ciò con Proust?
Dunque il primo libro della Recherche si intitola Du côté de chez Swann, del 1913, ed è qui che viene narrato questo famoso episodio: il protagonista adulto, Marcel, si trova a casa della zia Léonie che gli offre del thé con le Madeleines, come faceva sempre quando Marcel era piccolo. Il sapore delle madeleines inzuppate nel té, suscita nel protagonista una strana sensazione, il ritorno di quel sapore che gustava sempre da piccolo, gli riporta a galla anche le sensazioni di quando era piccolo, da qui l'idea della memoria involontaria: il nostro inconscio immagazzina tante sensazioni che noi crediamo di aver dimenticato, sensazioni che poi tornano alla mente quando qualcosa accende la scintilla (les madeleines nel nostro caso). Questo è uno dei grandi punti cardine attorno a cui ruota la Recherche.

Ma il mio consiglio è, se passate per la Francia, di acquistare un bel pacco di Madeleines e mangiarle inzuppate nel té perché...sono fantastiche!

Jessica Sani


4 luglio 2017

La ricorrenza di oggi....Francois-René de Chateaubriand!

CHATEAUBRIAND E LE DESCRIZIONI DELL'AMERICA
TRA PROGRESSO E NATURA

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Chateaubriand è considerato il padre del romanticismo francese, sebbene sia figlio del 1700. Per le descrizioni di paesaggi che fornisce nelle sue opere, si colloca nel ramo dell'esotismo, cioè di coloro che descrivono di luoghi lontani. Le sue opere descrivono i paesaggi selvaggi dell'America, abitati dagli indiani, che vivono ancora in comunione con la natura e (secondo quanto scrive) senza leggi. Un modello di vita estremamente diverso da quello occidentale, dove l'uomo civilizzato vive sotto le proprie ferree leggi e si è dimenticato del rapporto intimo con la natura.

Ironia della sorte? Pare che Chateaubriand nei luoghi dell' America che descrive non ci sia mai stato!! Nonostante lo scrittore cerchi di farcelo credere, i critici pensano che il viaggio che lui ci dice di aver fatto sarebbe costato troppi soldi per una famiglia in rovina come la sua, e che quindi le sue bellissime descrizioni siano frutto non di un'esperienza diretta, ma di racconti, quadri...

Per questo le descrizioni dei paesaggi sono spesso inverosimili, non sempre realistiche (vengono nominati animali che lì non sono mai esistiti) e i suoi brani non hanno tanto valore di documento geografico, ma per la bellezza e l'efficacia delle descrizioni di queste foreste vergini e incontaminate, reali o verosimili che siano.

Le opere di maggior fama di Chateaubriand sono IL GENIO DEL CRISTIANESIMO,  che all'inizio comprendeva anche ATALA e LES NATCHEZ, poi ripubblicate come opere separate, e LE MEMORIE D'OLTRETOMBA.

E' proprio in Atala e Les Natchez che si sviluppa la tematica della foresta vergine degli indiani in contrasto con la civiltà inquinata dell'uomo bianco. Chateaubriand fa parlare il suo personaggio che guarda caso si chiama proprio come lui René (i romanzi hanno note autobiografiche) nelle foreste dell'America, sulle rive del Meschacébé (odierno Mississippi) dove questi incontra le tribù indiani che gli insegnano i loro modus vivendi, le loro tradizioni e lo accolgono come loro membro all'interno della tribù. Una serie di vicende spiacevoli sia per René e famiglia, che per gli indiani, porterà praticamente tutti alla morte alla fine.

Jessica Sani

29 giugno 2017

ATTESA E PIACERE, L'ATTESA E' PIACERE!

GIACOMO LEOPARDI

Il massimo poeta dell'Ottocento italiano.....ahhhh che dire su di lui? Tutto e nulla, per non cadere nel banale, per non dire cose scontate, un grande poeta meriterebbe solo grandi parole! Non sentendomi all'altezza della situazione, decido oggi di rendergli omaggio ricordando le sue parole, che sicuramente sono migliori di quelle che potrei spendere io.

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Il sabato del villaggio (poesia scritta a Recanati nel 1829)


La donzelletta vien dalla campagna,

in sul calar del sole,

col suo fascio dell’erba, e reca in mano

un mazzolin di rose e di viole,

onde, siccome suole,

ornare ella si appresta

dimani, al dí di festa, il petto e il crine.

Siede con le vicine

su la scala a filar la vecchierella,

incontro lá dove si perde il giorno;

e novellando vien del suo buon tempo,

quando ai dí della festa ella si ornava,

ed ancor sana e snella

solea danzar la sera intra di quei

ch’ebbe compagni dell’etá piú bella.

Giá tutta l’aria imbruna,

torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre

giú da’ colli e da’ tetti,

al biancheggiar della recente luna.

Or la squilla dá segno

della festa che viene;

ed a quel suon diresti

che il cor si riconforta.

I fanciulli gridando

su la piazzuola in frotta,

e qua e lá saltando,

fanno un lieto romore:

e intanto riede alla sua parca mensa,

fischiando, il zappatore,

e seco pensa al dí del suo riposo.


Poi quando intorno è spenta ogni altra face,

e tutto l’altro tace,

odi il martel picchiare, odi la sega

del legnaiuol, che veglia

nella chiusa bottega alla lucerna,

e s’affretta, e s’adopra

di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.


Questo di sette è il piú gradito giorno,

pien di speme e di gioia:

diman tristezza e noia

recheran l’ore, ed al travaglio usato

ciascuno in suo pensier fará ritorno.


Garzoncello scherzoso,

cotesta etá fiorita

è come un giorno d’allegrezza pieno,

giorno chiaro, sereno,

che precorre alla festa di tua vita.

Godi, fanciullo mio; stato soave,

stagion lieta è cotesta.

Altro dirti non vo’; ma la tua festa

ch’anco tardi a venir non ti sia grave.


Capolavoro, caro Leopardi, capolavoro. Non il solo, non l'unico. Se sapesse quanto siano apprezzate le sue parole ancora oggi, tanta tristezza della sua anima forse non ci sarebbe!


Personalmente, le ultime due strofe sono molto belle! La penultima in particolare, che ci spiega che "l'attesa del piacere è essa stessa il piacere". Il sabato è il giorno più bello, non la domenica. E' bella l'attesa, è bello affrettarsi a finire il lavoro e chiudere la bottega presto per andarsi a preparare, è bello aspettare che venga domenica per riposarsi. 


Ma quando la domenica viene, il pensiero è già al lunedì, al lavoro che riprenderà, alle preoccupazioni. Il bello è già finito anche se è ancora domenica.


E' estremamente vero caro Leopardi, come sei stato saggio! E' quasi più bello attendere l'arrivo di una festa, che vivere la festa stessa; è più intenso attendere l'arrivo di un amico, che averlo accanto a volte: "se tu vieni alle 16 per esempio, io dalle 15 inizierò ad essere felice" cit. Saint-Exupèry (per restare nel tema della giornata). 


Sembra scontato, ma ci vuole tanta sensibilità per pensare a queste piccole cose, tanta attenzione e tanta analisi dei sentimenti, delle piccole emozioni che proviamo, e a Leopardi di certo la sensibilità non mancava! 


Buon Compleanno Grande Poeta!


Jessica Sani







La ricorrenza di oggi (2): ORIANA FALLACI e gli scritti sull'Islam. noi ne approfittiamo per leggere il Corano.


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Oriana Fallaci, la ricordiamo oggi poiché nacque il 29 giugno 1929. E' stata una scrittrice e giornalista italiana e partecipò alla Resistenza Italiana come inviata speciale.

La ricordiamo per i numerosi libri con tematica il terrorismo islamico e in generale per la sua accesa posizione anti-islamica. Questa attitudine si riflette notevolmente nella sua scrittura, molto aggressiva e dal tono violento.




In un suo libro, la Fallaci dice: "Perché non si può purgare l'impurgabile, censurare l'incensurabile, correggere l'incorreggibile. Ed anche dopo aver cercato il pelo nell'uovo, paragonato l'edizione della Rizzoli con quella dell'Ucoii, qualsiasi islamista con un po' di cervello ti dirà che qualsiasi testo tu scelga la sostanza non cambia."




E ancora: "L'Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà"


Così noi cogliamo l'occasione per informarci un pò sul Corano per chi, come me, non fosse proprio esperto in materiale. Ecco cosa dice(traduzione italiana di Alessandro Bausani):




IV: 34: “Gli uomini sono preposti alle donne, perché Dio ha prescelto alcuni essere sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle; le donne buone sono dunque devote a Dio e sollecite della propria castità, così come Dio è stato sollecito di loro; quanto a quelle di cui temete atti di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole nei loro letti, poi battetele; ma se vi ubbidiranno, allora non cercate pretesti per maltrattarle, ché Iddio è grande e sublime”.

Nel passaggio IV:3 si legge a proposito di matrimonio e poligamia: “Se temete di non esser qui con gli orfani, sposate allora fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso; questo sarà più atto a non farvi deviare”.

(...) Esse agiscano coi mariti come i mariti agiscono con loro, con gentilezza; tuttavia gli uomini sono un gradino più in alto, e Dio è potente e saggio”.




Per vedere la pagina web con più passaggi del Corano clicca qui

Jessica Sani

la RICORRENZA di oggi....ma ne abbiamo tantissime!! GIACOMO LEOPARDI, ORIANA FALLACI, ANTOINE DE SAINT-EXUPERY nacquero oggi

Apriamo le danze con ANTOINE DE SAINT-EXUPERY, autore de IL PICCOLO PRINCIPE


A. de Saint-Exupèry è stato un aviatore e scrittore francese divenuto famoso per il suo romanzo IL PICCOLO PRINCIPE, "Le petit Prince" in francese del 1943.


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Il libro è a mio parere di lettura estremamente semplice e allo stesso tempo complicatissima! C'è dietro ogni frase all'apparenza banale un significato tanto nascosto quanto profondo. Il libro parla al lettore, ad ognuno in modo diverso, il messaggio è personale secondo me, ad interpretazione di chi legge e di ciò che sta vivendo in quel momento! E bravo Antoine!!!

“Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano."
Il libro sembra rivolto a dei bambini, è una "storiella" con personaggi semplici in un mondo di fantasia, ma probabilmente è ai grandi che Antoine vuole dire qualcosa. Vuole parlare della sensibilità dei bambini, che gli adulti poi perdono, vuole guardare le cose dal punto di vista dei fanciulli, insomma una sorta di Giovanni Pascoli francese!

“…Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
Tante frasi ad effetto, che sembrano messe nella storia senza una vera ragione o un vero filo logico, che sono entrate nel nostro repertorio e sulle quali dovremmo riflettere bene.

“E mi piace la notte ascoltare le stelle. Sono come cinquecento milioni di sonagli…”

Lessico che ruota intorno al mondo dell'infanzia, ma che nasconde pensieri molto adulti!!






Jessica Sani